Senza alternative

Cosa si può trarre politicamente per Italia ed Europa dall’ennesimo accomodamento Trump-Putin. Innanzitutto, ogni voto dato a Le Pen, AfD, Fratelli d’Italia/Vannacci, Vox e altri simili rischia di essere un voto anti-patriota in quanto anti-sovrano. Nel programma di questi partiti ci sono due punti irrinunciabili. 1) Investimenti nella difesa nazionale, ma solo entro le direttive, gli obiettivi e la protezione nucleare della Nato, cioè degli americani. D’altronde proporre un riarmo per un esercito europeo, facendone magari il primo passo di una nuova (vera) integrazione, sarebbe disastroso per il consenso interno ed esterno. 2) Accettazione del modello europeo di austerità fiscale o, al massimo, di stimolo all’economia per mezzo di mercato finanziario e tassazione regressiva. Di nuovo, proporre soluzioni economiche “per aiutare i fannulloni” o “stampare moneta a gratis” sarebbe disastroso per il consenso interno degli elettori ed esterno dei mercati. Seguire le indicazioni americane e la competitività ci ha privato di flussi energetici e precluso vie commerciali dal nord Africa al Medioriente, da Suez e Hormuz al mar Nero. Abbiamo perseguito politiche migratorie cui è succeduta una crisi sociale che le ottuse regole fiscali impediscono di affrontare efficacemente. Insistere a ricercare intese bilaterali con Washington, senza coordinamento, non potrà migliorare di molto la situazione. Basti guardare ai guai del settore energetico, dove l’Europa, non avendo autonomia decisionale, capacità difensive comuni e meccanismi di condivisione, è completamente esposta alle dinamiche di mercato. Quali sono, a tal proposito, le ricette del Campo Largo? Quale margine di sovranità dai mercati potrebbero offrire di recuperare? Per prima cosa propongono di tassare i gruppi che producono e rivendono energia e controllano la catena di produzione. Poi, propongono di utilizzare la partecipazione statale di quei gruppi per una serie di misure (calmieri, dilazioni, compensazioni…) atte a rendere più facile il consumo. Simili provvedimenti non rivedono la dipendenza dalle dinamiche del mercato. Le distorcono. Non è politica di regolazione del mercato, ma redistribuzione dei suoi frutti. Il riferimento è la Spagna di Sanchez. Le forniture energetiche sono gestite da società private che sfruttano condizioni favorevoli per realizzare profitti enormi. Queste aziende tengono bassi i prezzi delle bollette in Spagna, ma vendono energia a volontà al resto del continente. I ricavi vanno a Blackrock e fondo del Qatar. Sanchez rappresenta una socialdemocrazia redistributiva e solidale fino al confine nazionale. Il mercato non è discusso. Come si potrebbe promuovere la solidarietà europea su queste basi essenzialmente competitive tra blocchi economici che si contendono risorse? La sovranità europea, ciò che serve per non finire alla mercé di americani e russi, richiede la condivisione delle risorse. Certo, l’attuale moderatismo politico propone qualcosa di peggiore della socialdemocrazia, ma non molto migliore delle destre populiste. In termini di recupero di sovranità. Macron e Merz, due leader moderati, prospettano soluzioni da far tremare i polsi. Imprescindibile è la demonizzazione della Russia per evitare arretramenti dell’”Europa-potenza” ad est (Francia) e giustificare la “svolta epocale” economica e militare (Germania). Poi, ultima idea, un meccanismo per impedire l’accesso dei prodotti cinesi al mercato unico europeo. L’ossessione per l’export ha legato la crescita europea al gas russo, squilibrato gli scambi con gli Stati Uniti e posto le basi per il sorpasso cinese. Macron e Merz vorrebbero portare a termine il percorso del mercato: destinazione guerra. Armata alla Russia, tramite l’Ucraina, per incatenarvi gli Usa; commerciale alla Cina, finché il mercato europeo rimane importante per Pechino. Concludendo, penso che discorsi simili, da “tutto o niente”, potrebbero essere credibili se provenienti da paesi con un buon grado di sovranità industriale, fiscale, monetaria e difensiva. L’Unione europea non brilla in nessuno dei quattro ambiti: la politica industriale è frammentata, la fiscalità comune minuscola, la moneta è indipendente dalla politica e la difesa è delegata. Usa e Russia trattano sopra gli europei perché l’Europa non è sovrana quanto loro. Sostenere l’Ucraina fino alla sconfitta aumenterà o diminuirà il grado di sovranità europea? Le minacce commerciali di singoli paesi europei (già deboli da uniti e con situazioni interne incandescenti) spaventeranno la Cina o causeranno ulteriore frammentazione in Europa? L’Europa dovrebbe dotarsi al suo interno di un meccanismo di compensazione import/export; poi dovrebbe proporre a Russia e Cina di parteciparvi; infine tutti dovrebbero obbligare gli Usa a parteciparvi. Pechino e Mosca dovrebbero pagare qualcosa, ma garantirebbero ai propri colossi industriali ed energetici la domanda costante di un mercato ricco. Inoltre scriverebbero le regole insieme a Bruxelles. Vedrebbero anche terminare il privilegio del dollaro senza sparare un proiettile. Un paese sovrano che ricorre alla forza, è criminale. Un paese non sovrano che ricorre alla forza, è pazzo.

Altro che ragazzino, che perbenino

Ci risiamo. A febbraio 2019 Pedro Sanchez indice elezioni anticipate per aprile. L’affluenza è buona (75%) e il Partito Socialista (Psoe) raccoglie 7 milioni e mezzo di voti, più di Popolari e Vox messi assieme (4,3 e 2,6). Una maggioranza di sinistra era possibile unendo il Psoe a Podemos (3,7 milioni di voti). L’accordo salta e si rivota a novembre. Psoe e Podemos perdono 1,8 milioni di voti, Popolari e Vox ne guadagnano 1,7. Allora Psoe e Podemos formarono la stessa maggioranza che, fatta sei mesi prima, sarebbe stata 10 seggi più ampia. Un capolavoro da far impallidire il Campo Largo. Arriva il 2023 e Sanchez indice elezioni anticipate. Il Psoe si riporta a 7,8 milioni di voti, ma Popolari e Vox ne guadagnano altri 2,5. Qui occorre premere il tasto “pausa” e ricapitolare. L’area spagnola di sinistra nel 2023 è, come oggi, formata da Psoe e Sumar (subentrato a Podemos), mentre l’area di destra è formata da Popolari e Vox. In quattro anni la sinistra è rimasta intorno ai 10-11 milioni di voti, mentre la destra è passata da 7 scarsi a 11 abbondanti. La sinistra ha perso 400 mila voti, la destra ne ha guadagnati 10 volte tanti. Tra 2019 e 2025 (periodo Sanchez) il pil è cresciuto del 10%, ma Don Pedro ha appena annunciato elezioni anticipate. I sondaggi danno Popolari e Vox al 50% e Psoe e Sumar al 33%. L’affluenza è invece calata del 10%. Sanchez è di sinistra. La sinistra governa da sette anni. L’economia è cresciuta tantissimo. Però a votare ci va sempre meno gente e sempre più gente vota a destra. L’altro giorno Sanchez ha aperto la finestra sulla piazza di Madrid e si è trovato sotto casa una milionata di manifestanti. I fascisti saranno fascisti e faranno propaganda. Ci saranno influenze di filoputiniani e filotrumpiani. Ci sarà un apparato mediatico filoeurosionista. Ma o gli spagnoli sono cretini o Sanchez non ha ben capito cosa significhi la parola “sinistra”. La sinistra di Sanchez è il più grande alleato della destra spagnola. Probabilmente vincerà, perché è un cavallo di razza e spesso le elezioni consentono ai politici ciò che la formula uno impedisce ai piloti: andare oltre i limiti della macchina, non avvicinarvisi il più possibile. Poi ci sarà però da governare. Con una sinistra identitaria, un Psoe in ebollizione e un nugolo di indipendentisti. Un’inconcludente armata Brancaleone, impossibilitata a redistribuire la crescita e obbligata ad allontanare i cittadini dal gioco democratico. Una cuccagna per banche, colossi energetici e distretti industriali catalani e baschi. Non è una previsione, è quello che è successo finora. È una sinistra di mercato, pro-crescita, individualista, federale, terapeutica. “Dobbiamo piegare le élite”, dice il Leader Maximo. Dopo sette anni? Per le vere élite europee, la miglior garanzia è Sanchez.

Nessun'altra Christa Pike

Viene da chiedersi, sentendo di notizie simili, che cosa centrino gli Stati Uniti e l'Europa, se siano fondati nozioni come Occidente nel senso di Stati Uniti ed Europa o narrazioni come quella di legame transatlantico, inscindibile ed inderogabile. Gli Stati Uniti sono stati fondati in opposizione all'Europa, ne sono figli ribelli. In Europa c'era o era comunque in forte ascesa la cultura della sovranità nazionale: lo Stato, laico, razionale, borghese, autonomo, iniziò a ritagliarsi un potere sempre maggiore e finirà per travolgere tutte le alternative multinazionali, federali o imperiali (Asburgo d'Austria, principati tedeschi, Zar e sultani Ottomani). Probabilmente contro tali tendenze, vi fu la ferrea difesa da parte della Santa Alleanza della gerarchia sociale costituita e a ben vedere anche in paesi più nazionalisti (Francia liberale) o moderni (Regno Unito industriale), le stratificazioni erano nette. Difficilmente si passava da una classe all'altra e lo Stato cercava di favorire gli interessi delle più dinamiche (just milieu). Non era soltanto questa l'Europa, nacquero in Europa l'illuminismo, il liberalismo, il costituzionalismo, il socialismo, il razionalismo e prima ancora lì si diffusero e originarono il pensiero cristiano orientato alla pietas ed il metodo scientifico. Molti principi sono stati incorporati dagli Stati Uniti, ma c'è un altro punto. Tutte quelle gerarchie davano anche sicurezza, offrivano ad una larga schiera di ceti intermedi l’opportunità di tirare a campare. Inoltre l'industrializzazione, il socialismo e la scarsità spingevano i governi ad integrare le masse nel ciclo di crescita economica. Chi andava negli Stati Uniti lo faceva contro ogni gerarchia, con l'idea di farsi da sé e non dover niente a nessuno, che fosse lo Stato o il padrone della sua terra o un oligopolio industriale. Lo scotto era vedersela col selvaggio west, frontiera senza buone maniere, dove occorre farsi giustizia e difendersi, un luogo in cui è necessaria una dose di assuefazione alla violenza per sopravvivere alla violenza della natura. Ecco, io credo la fissa tutta americana per il possesso di armi e la pervicacia nel non rinunciare alla pena di morte, addirittura di provare ad eseguire due volte l'iniezione letale quando non funziona e causa dolore fisico, siano retaggio di un antico individualismo assoluto e violento. Il criminale è peccatore marchiato da Dio e merita il castigo supremo anche dopo trent'anni. Gli Stati Uniti e gli americani, lungi da me, non sono uno Stato canaglia o una manica di pazzi, né l’Europa è il giardino dei diritti e della democrazia. Il nazifascismo è un prodotto europeo, come il dominio comunista staliniano. Gli Usa sono più che altro una delle conseguenze della modernità europea portata all'estremo: individualismo, proprietà, mobilità sociale, diffidenza verso l'autorità, religiosità privata, responsabilità personale. Di questo estremo deve farci accorgere il tentato omicidio di Christa Pike.

Miracoli di fede

Bisognerebbe trovare il modo di vivere all’insegna del motto secondo cui “la fede non nasce dal miracolo, ma il miracolo dalla fede”. La fede è atto pratico ripetuto, costante, semplice, discreto. Il miracolo è atto di volontà irripetibile, raro, estremo, fulminante. Se la fede rende possibile il miracolo, allora il gesto eroico scaturisce da una massa di gesti minori. Dunque il singolo non è del tutto colpevole del proprio comportamento perché ciò che fa emerge da condizioni, abitudini, relazioni, possibilità concrete. Ma essendo la fede questione di applicazione e sacrificio, più legata alla rinuncia che alla soddisfazione e perciò alla portata di tutti, il singolo non può essere del tutto determinato. L’uomo non è né separato dalle sue condizioni, né comprensibile nelle sue condizioni. Può chiedersi: “A cosa sto rinunciando e cosa sto sacrificando nello spazio delle mie condizioni?”. Occupare quello spazio con i gesti alla portata è la chiave per fare spazio al gesto eroico. Soprattutto permette di superare la “vita economica”. Economizzare l’esperienza è utile alla sopravvivenza, ma confonde buon senso e senso comune. Potrei dire di comportarmi in un certo modo in quanto “sono me stesso” o “sono le mie condizioni”: soluzioni contrarie, ma uguali nella loro semplicità, replicabilità e prevedibilità. Questa è l’economia. Trovare soluzioni veloci, valide in ogni situazione e dal risultato sicuro. L’economia comprime la complessità umana in uno spazio utile. La fede è lo spazio che accoglie la complessità umana.
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