DAD
Cari amici, è inutile girarci intorno con la solita manfrina sui danni del consumismo e del progresso: sopravvivere 30 anni ad una malattia che ne prevede 15, senza poter contare sulle più recenti acquisizioni tecnologiche, è pura utopia. Peccato i disabili non siano tutti uguali. Alcuni sono dei veri nativi digitali, mentre altri preferiscono la vecchia maniera analogica, il primitivo contatto umano.
L’hanno capito perfettamente gli efficientissimi ingegneri che mi hanno portato all’avanguardia della tecnica installando nella mia abitazione il sistema DAD (dispositivo abilitante derelitti), una dotazione domotica per l’autonomia degli infermi, integrato all’intelligenza artificiale, capace di mettere in dialogo la freddezza algoritmica con il (è proprio il caso di dirlo) calore della presenza di un Altro e della sua Prospettiva (questo è esattamente ciò che sembra, un tentativo patetico di promuovere il mio libro di goffe poesie!).
Si tratta di una AI che non usa un filo d’acqua e, forse, sarebbe meglio il contrario. Consuma infatti quantità industriali di pasta liscia o rigata, bianca o condita, cotta o stracotta o ricotta; carne rossa o bianca o pezzata, grigliata o brasata o bollita o stufata o arrostita o impanata, insaccata o tagliata; formaggi duri o molli, stagionati o freschi, erborinati o ammuffiti, da pasto, antipasto e dopopasto; gelati in cornetto o coppetta o vaschetta, barattolo, bidone, cisterna… l’innovazione, avrete intuito, ha il suo peso (102 chili e rotti).
L’utilizzo è davvero molto semplice. Esempio: uscire in veranda in una domenica agostana.
“DAD, apri la porta. DAD, apri la zanzariera. DAD, chiudi la zanzariera. DAD, chiudi la porta”. Perfetto. Poi, viste la stagione e la mia prestanza fisica, penso che sarebbe stato utile bere prima di uscire. Allora ripartiamo. “DAD, apri, apri, chiudi…” a questo punto l’intelligentissima intelligenza artificiale, in grado di autoapprendimento, ha chiuso la porta senza darmi il fastidio di ripetere! Quindi, ho impartito il comando di prendere un bicchiere e riempirlo di una miscela d’acqua 60% liscia /40% gassata e 70% temperatura ambiente/30% da frigo. Scusate se è dura essere disabili!
Riesco (di nuovo senza necessità di dire alcunché), ma dopo 7 minuti il caldo mi ha distrutto. Torno dentro e… la meraviglia! DAD aveva addirittura preparato un altro bicchiere d’acqua perfettamente dosato, perché il sistema era ormai sintonizzato sui miei bisogni futuri.
Ho pensato di essere gentile. Dico “grazie mille DAD, non pensavo potessi essere tanto intelligente!”.
Non l’avessi mai fatto. La temperatura d’esercizio è andata alle stelle, il fumo usciva da tutte le parti e DAD ha iniziato a sbraitare a tutto volume espressioni irripetibili al limite della blasfemia. Un disastro, ero in compagnia di una ragazza stupenda, le recitavo versi suadenti e lei arrossiva, ammiccava… è scappata a gambe levate lasciandomi in balia di un codice binario impazzito che soffiava come un bisonte californiano.
Chiamo immediatamente l’assistenza. Guardate che così non può funzionare, voglio recedere dal contratto. Rispondono che non è possibile, ho firmato e le clausole stabilivano il rischio di linguaggio scurrile vietato ai minori di 25 anni e reazioni nerborute dannose per la mia incolumità fisica. Se voglio recedere occorre un bonifico astronomico.
Mi tocca tenermi questo DAD!