Ode alle feste

Bell’appellativo, “Feste”, per tali giornate infauste! Ridondanti ammonizioni papiste: facile è finir fra le liste dei caduti dalle vette bibliste alle sireniche passioni consumiste. Turba intenzioni buddiste la torma di parentele miste, facce invero mai viste: “Auguri, via il muso triste”! Pietanze di casa, le più indigeste, (lo stomaco si chiede “desiste?”), invocano docili, tiepide sieste e calze nelle coperte posano nascoste: sembra pace, ma è letto di Procuste! Giungono grida nefaste a montar le mie ire, funeste: chi sedette le zie, antiche fasciste, tra le cugine, novelle marxiste? Provare le tv generaliste? Trite e ritrite, le commedie proposte, insulse, dei film, le trame buoniste, viva le ore più buie ed anguste, per queste le ferie ho richieste!

Parole, parole...

Cara, cosa mi succede stasera? Ti guardo ed è come la prima volta Che cosa sei? Che cosa sei? Che cosa sei? Non vorrei parlare Che cosa sei? Ma tu sei il mio deficit, non pagato Non cambi mai, non cambi mai, non cambi mai Tu sei il mio dollaro, indebolito Proprio mai Tu sei il mio debito, screditato Adesso, ormai, ci puoi provare Chiamami "tormento", dai, già che ci sei Tu sei la fresca sera scozzese Inizi, di nuovo, con altre pretese? Ascolta, una parola nuova! Parole, parole, parole Ascolta, un’ultima parola! Parole, parole, parole È l’ultima, ti prego! Parole, parole, parole Davvero, ti giuro! Parole, parole, parole Col gas io riscaldo il tuo teutonico cuore… Parole, parole, parole Con la Nato ti voglio rassicurare… Parole, parole, parole Davvero, ti giuro il mio amore… Parole, parole, parole Ecco il mio destino, parlarti, parlarti come la prima volta Tu sei il mio sogno proibito Se tu non ci fossi bisognerebbe inventarti Mentre io voglio dormire e sognare Tu vuoi solo farmi pagare! Una parola, ancora… Pagare, pagare, pagare… ecco l’amore fra noi!

Ode Gravina

La situazione è già Gravina e nessun vuole ‘sta panchina! La rifugge il console Ranieri: la sua Roma è ancora in fieri. Non parliamone a Pioli: sa far bene i propri calcoli. È vergogna eccezionale l’angusta nazionale. E mi duole il solingo Spalletti, sputato fuori a denti stretti. E lo ripetono anche i muri Quanto rape sian gli azzurri: la qualità non è règia, vuoi metter la Norvegia? Mi rifletto nello specchio e rivorrei il fu Tavecchio! Poco avvezzo alle banane, ma con meno idee malsane. Per fortuna chiamò Conte, l’arcigno salentino Caronte, trascinatore senza infamia contro l’orda di Germania. Darmian, Eder, Zaza e Balotelli: gran campioni, dei gioielli! Poi l’errore e la sciagura, l’ingaggio di Piero Ventura e la commedia svedese. Il vecchio, solo, si dimise! Ci tocca ora un vero signore, bravo assai con le parole ed a scovar un neo colpevole: trovasse mai un fil d’onore! Avanti col film d’orrore, se i vichinghi fan terrore, la Moldavia non ha pudore, tira forte e senza remore! Non può esser Raspadori a sollevar funesti umori, non potrà Donnarumma salvar la malferma ciurma! Imploriamo allora santo V.a.r. di non veder mondiale al bar!

Fuga d'Inzaghi

La mia malinconia è tanta e tale Che non credo possa esister milanista, Per quanto al cor lo ripugni il Cardinale, Più triste d’umor di volgo interista. Chiedo ancora, signore, o mio destino Domando a te, che illudesti tanto me Perché, mostrare il trionfo sommo sì vicino E poi far piroettar Dimarco su spada di Doué? Girammi un po’ la testa, cinque gol e due di picche Il Toro incatenato, Bissek subitaneo strappa, Acerbi i momenti di festa, gode Gigi Enrique! Vita infida sei, ed or ora ti prendi la coppa. Amor mio proprio: non aprir le grandi orecchie! La risposta è dolceamara: prendi il soldo, scappa!
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