Altro che ragazzino, che perbenino
Ci risiamo. A febbraio 2019 Pedro Sanchez indice elezioni anticipate per aprile. L’affluenza è buona (75%) e il Partito Socialista (Psoe) raccoglie 7 milioni e mezzo di voti, più di Popolari e Vox messi assieme (4,3 e 2,6). Una maggioranza di sinistra era possibile unendo il Psoe a Podemos (3,7 milioni di voti). L’accordo salta e si rivota a novembre. Psoe e Podemos perdono 1,8 milioni di voti, Popolari e Vox ne guadagnano 1,7. Allora Psoe e Podemos formarono la stessa maggioranza che, fatta sei mesi prima, sarebbe stata 10 seggi più ampia. Un capolavoro da far impallidire il Campo Largo. Arriva il 2023 e Sanchez indice elezioni anticipate. Il Psoe si riporta a 7,8 milioni di voti, ma Popolari e Vox ne guadagnano altri 2,5.
Qui occorre premere il tasto “pausa” e ricapitolare. L’area spagnola di sinistra nel 2023 è, come oggi, formata da Psoe e Sumar (subentrato a Podemos), mentre l’area di destra è formata da Popolari e Vox. In quattro anni la sinistra è rimasta intorno ai 10-11 milioni di voti, mentre la destra è passata da 7 scarsi a 11 abbondanti. La sinistra ha perso 400 mila voti, la destra ne ha guadagnati 10 volte tanti. Tra 2019 e 2025 (periodo Sanchez) il pil è cresciuto del 10%, ma Don Pedro ha appena annunciato elezioni anticipate. I sondaggi danno Popolari e Vox al 50% e Psoe e Sumar al 33%. L’affluenza è invece calata del 10%.
Sanchez è di sinistra. La sinistra governa da sette anni. L’economia è cresciuta tantissimo. Però a votare ci va sempre meno gente e sempre più gente vota a destra. L’altro giorno Sanchez ha aperto la finestra sulla piazza di Madrid e si è trovato sotto casa una milionata di manifestanti. I fascisti saranno fascisti e faranno propaganda. Ci saranno influenze di filoputiniani e filotrumpiani. Ci sarà un apparato mediatico filoeurosionista. Ma o gli spagnoli sono cretini o Sanchez non ha ben capito cosa significhi la parola “sinistra”. La sinistra di Sanchez è il più grande alleato della destra spagnola.
Probabilmente vincerà, perché è un cavallo di razza e spesso le elezioni consentono ai politici ciò che la formula uno impedisce ai piloti: andare oltre i limiti della macchina, non avvicinarvisi il più possibile. Poi ci sarà però da governare. Con una sinistra identitaria, un Psoe in ebollizione e un nugolo di indipendentisti. Un’inconcludente armata Brancaleone, impossibilitata a redistribuire la crescita e obbligata ad allontanare i cittadini dal gioco democratico. Una cuccagna per banche, colossi energetici e distretti industriali catalani e baschi. Non è una previsione, è quello che è successo finora.
È una sinistra di mercato, pro-crescita, individualista, federale, terapeutica. “Dobbiamo piegare le élite”, dice il Leader Maximo. Dopo sette anni? Per le vere élite europee, la miglior garanzia è Sanchez.