Il perfetto imbecille
Quando la smetteremo di guardare alle vicende internazionali dalla prospettiva individuale, sarà sempre troppo tardi. Oggi mettersi a dire “Trump è pazzo, però Maduro”, “brutto il colpo di Stato, però Maduro”, “vogliamo la pace, però Putin”, “Netanyahu esagera, però gli Ayatollah” è, detto in francese, l’esercizio del perfetto imbecille. Ed il potere, quello degli interessi economici del grande capitale e dei suoi rappresentanti politici, ci vuole imbecilli. Gode a saperci impegnati a parlare di Maduro, mentre ignoriamo le dinamiche profonde delle cose.
Da dove saltano fuori gli Ayatollah, Putin e Maduro?
Gli Ayatollah, si dice al tg, si sono installati a Teheran nel ’79 e, occupanti abusivi, non si decidono a sloggiare. Prima, una monarchia installata da Usa e Gb aveva rinunciato alla nazionalizzazione del petrolio, garantendo i profitti delle compagnie inglesi e americane a scapito di quelli degli iraniani.
Putin è figlio della “terapia shock” del Washington Consensus. Si trattò di misure di liberalizzazioni e privatizzazioni, rigettate dagli stessi promotori, che spinsero un popolo gravato psicologicamente dal fallimento dell’Urss nella totale indigenza.
Maduro.
Nel corso del ‘900 il Venezuela viene reso dipendente dalle esportazioni di petrolio, a scapito di agricoltura e manifattura. La moneta forte consente importazioni a basso costo. Tra anni ‘60 e ‘70 si tenta di usare le rendite petrolifere per finanziare l’industrializzazione: un’idea sensata, attuata in modo inefficiente, tra corruzione e resistenze delle élite del settore. Con il crollo del petrolio negli anni’80, la spesa pubblica diventa insostenibile. La risposta è una svolta di austerità che produce una profonda crisi sociale. È da qui che emergono Chávez e Maduro. Le loro riforme e le sanzioni statunitensi, aggravano la situazione, spingendo il paese a cercare legami con Cina, Russia e Iran per sopravvivere all’isolamento occidentale.
Scopo di questa pappardella è sostenere che gli americani non sono sanguisughe e Maduro non è un eroe popolare. La realtà è che un sistema strutturale di relazioni economiche ha prodotto certi effetti.
Dopo la seconda guerra mondiale, l’idea di agganciare il dollaro all’oro e poi quella di abolire la controvertibilità nel ’71 ha dato origine ad un mondo di Stati in eterna competizione commerciale, tutti alla ricerca di mantenere le esportazioni in attivo rispetto alle importazioni. In assenza di seri meccanismi di compensazione, una bilancia commerciale attiva è sempre meno svantaggiosa di una negativa.
La strategia di puntare tutto sulle esportazioni è antidemocratica per il paese che la persegue, punta sulle necessità croniche o la deindustrializzazione dei paesi che la subiscono ed innesca pericolose reazioni di protezione tra blocchi commerciali. Agevola soltanto le aziende parte del meccanismo, non certo lavoratori e classe media cui impone disciplina salariale, taglio della spesa pubblica e compressione della domanda interna; agevola anche la grande finanza che si occupa di gestire i flussi di ritorno di capitali verso chi importa ed il finanziamento dei deficit e non è nemmeno lungimirante, dato che prima o poi il castello di carte delle disuguaglianze tra Stati su cui poggia verrà travolto da crisi di produzione o della domanda dei mercati esteri.
Gli Ayatollah vengono dalla necessità degli Usa di sottrarre risorse utili agli avversari sovietici, l'arresto di Maduro dalla necessità di sottrarle ai cinesi. Putin è il frutto della visione dell’Urss dissolta come discount di risorse utili al blocco occidentale.
Di possibili alternative al meccanismo secondo cui ciò che è tuo sarebbe meglio fosse mio occorre discutere, non del migliore tra i peggiori tra Trump e Maduro.