La guerra fa 90
90 miliardi di euro, frutto di debito europeo, saranno consegnati alla dirigenza politica discretamente corrotta ucraina. Al netto delle ruberie, le risorse verranno impiegate per alimentare una guerra impossibile da vincere per almeno un altro anno, visto che, oltre ai 50 miliardi di “armamenti”, c’è da mantenere tutta l’attività pubblica di uno Stato. Tra cui il famigerato servizio di reclutamento che si occupa di spedire i renitenti alla “bella morte” in trincea. Parliamo di debito comune che farà concorrenza al debito pubblico degli Stati nazionali, proprio ciò di cui si avvertiva la necessità. E, mentre Meloni e Merz trovano da bisticciare sulla giusta formula per far continuare le ostilità, le notizie parlano del disastro delle loro economie reali: in Italia, nel 2024, l’80% delle assunzioni ha riguardato over-50 e per il 75% settori a bassa produttività; il presidente della confindustria tedesca paventa la “crisi più grave dal ‘49” ed una “deindustrializzazione irreversibile”. D’altronde è molto più semplice spedire miliardi a Kiev che risolvere il drammatico ridimensionamento europeo.