Miracoli di fede
Bisognerebbe trovare il modo di vivere all’insegna del motto secondo cui “la fede non nasce dal miracolo, ma il miracolo dalla fede”. La fede è atto pratico ripetuto, costante, semplice, discreto. Il miracolo è atto di volontà irripetibile, raro, estremo, fulminante. Se la fede rende possibile il miracolo, allora il gesto eroico scaturisce da una massa di gesti minori. Dunque il singolo non è del tutto colpevole del proprio comportamento perché ciò che fa emerge da condizioni, abitudini, relazioni, possibilità concrete. Ma essendo la fede questione di applicazione e sacrificio, più legata alla rinuncia che alla soddisfazione e perciò alla portata di tutti, il singolo non può essere del tutto determinato. L’uomo non è né separato dalle sue condizioni, né comprensibile nelle sue condizioni. Può chiedersi: “A cosa sto rinunciando e cosa sto sacrificando nello spazio delle mie condizioni?”. Occupare quello spazio con i gesti alla portata è la chiave per fare spazio al gesto eroico.
Soprattutto permette di superare la “vita economica”. Economizzare l’esperienza è utile alla sopravvivenza, ma confonde buon senso e senso comune. Potrei dire di comportarmi in un certo modo in quanto “sono me stesso” o “sono le mie condizioni”: soluzioni contrarie, ma uguali nella loro semplicità, replicabilità e prevedibilità. Questa è l’economia. Trovare soluzioni veloci, valide in ogni situazione e dal risultato sicuro. L’economia comprime la complessità umana in uno spazio utile. La fede è lo spazio che accoglie la complessità umana.