Muta d'accento e di pensier

Bonaccini, a onor di cronaca e personale impressione, ha svolto un’analisi a freddo esprimendo un giudizio “di fatto”: i flussi elettorali rilevano che i principali partiti di destra (Vox, RN, FdI, AfD) attirano voti di classi medio-basse poco istruite. Il bacino di riferimento storico della sinistra, in pratica. Il perché della mutazione lo spiegò un altro esponente del Pd, Walter Verini. Dopo le ultime elezioni politiche, intervistato sul disastro-Letta, non svolse alcuna analisi. Disse la verità. Parlo per esperienza: se volete vedere un uomo come lo vede il suo specchio, fatelo arrabbiare, fate ribollire la sua delusione per sé. Allora esprimerà un giudizio “di valore”. Verini disse che gli italiani votarono il centrodestra come il popolo scelse Barabba. Ecco la reale opinione del Pd rispetto al popolo: una donna “Mobil qual piuma al vento / Muta d’accento e di pensier”, da conquistare per il godimento di una notte e non da amare per il sacrificio di una vita. Il Pd è un partito illuminista, razionale, liberale, laico e democratico nel senso di chiedere alla popolazione la delega per guidarla. L’inclusione non è più l’orizzonte di questo partito (se lo è mai stato) e chi dovrebbe essere integrato alla democrazia se non il ceto medio-basso poco istruito? Tale impostazione la dice lunga riguardo alla polemica sul “woke”. Le alte sfere del Pd non usano attenzione al linguaggio in quanto “confine del mondo” malleabile. Lo fanno in ottica di esclusione nei confronti di chi non riconosce lo stesso confine. In questo modo il punto fondamentale del “woke” (l’intersezionalismo) può andare a farsi benedire. Intersezionalismo significa che la battaglia per i diritti civili è integrata a quella per i diritti sociali. Una cosa scontata secondo me, ma tant’è. Vuol dire anche che non possono esserci fughe in avanti di individui, segmenti sociali, settori economici e Stati nazionali verso il benessere comune. Ma il Pd propone proprio una fuga in avanti. Il meglio che propone economicamente sono tasse extra su banche, energia, farmaceutica e difesa da redistribuire interamente per servizi sociali. Una specie di perequazione tra settori “che tirano” e in difficoltà. Non è un’operazione di carità, si spera di integrare (questo sì) più persone nel ciclo economico e generare più Pil. Per evitare dibattiti pericolosi per il consenso, ottimo. Non si discute delle condizioni che hanno portato alcuni settori a macinare utili record, basta spartire meglio il bottino. C’è qualche critica riguardo il risiko bancario? La gestione delle risorse energetiche da parte di oligopoli sempre meno pubblici? C’è qualche prospettiva oltre la pace giusta per l’Ucraina? La redistribuzione sommerge tutto e la competizione per il Pil sta incenerendo il pianeta: non se ne esce imitando Sanchez. Occorre parlare di accordi internazionali import/export, di ridimensionamento del Pil sostenibile, di cooperazione con altri paesi, di ridefinire le gerarchie sociali interne e costerebbe voti. Infatti la Schlein parla di “rispettare le regole, il mercato”. È la stessa linea di Ca-Renzi, di Forza Italia e, nonostante le parole, di Fratelli d’Italia e Lega. La stessa linea di Vannacci, secondo cui l’inquinamento sarebbe la prova della bontà del progresso occidentale. Il nuovo governo avrà probabilmente l’appoggio di questa area politica. Le alternative sono o la riuscita della strategia di Conte di “indurre” la base del Pd verso posizioni più radicali e vicine al M5S, (costringendo la dirigenza a rigettare la retorica della vittoria al centro) o il successo di un ticket M5S-Avs e affini. La prima ricalca (senza bestemmiare) la strategia di Berlinguer verso la Dc che inaugurò il compromesso storico. Una stagione utile per l’Italia, ma basata su una teoria di cedimento del comunismo divenuta prassi effettiva. Membri rilevanti del Pci si chiedevano il motivo per avvicinarsi alla Dc nel momento in cui era massimamente delegittimata. Se fossi Conte mi chiederei il motivo per corteggiare il Pd, visto che, a differenza degli anni ’70, oggi il partito dell’astensione supera il 35%: non sarebbe meglio puntare al quel serbatoio di voti con un programma radicale senza compromissioni? Si, per questo Vannacci è su tutti i talk show. Vent’anni di alternanza Pd-Forza Italia hanno prodotto una grave disaffezione politica, la miglior garanzia per l’alternanza stessa e il partito del generale, con le sue spicce soluzioni (gas russo+remigrazione), è perfetto per sottrarre preferenze alla coalizione “di sinistra-sinistra”. Inoltre Conte ha già governato e Avs, oltre le tasse, non è che abbia grandi idee. Vedremo. Certo, l’idea di una politica affidata agli esperti e non alle masse ignoranti ha creato delle masse indifferenti.