Non li fanno più come una volta

Il populismo è stato del tutto delegittimato, credo, da quando si è iniziato a parlarne, ad analizzarlo e criticarne le manifestazioni, a dargli dei confini precisi e stabilire cosa vi rientri e cosa ne vada escluso. Oggi un populista è indicato come retrogrado, razzista, omofobo, nazionalista, negazionista climatico, anti-scienza, refrattario alle regole (specialmente quelle per il suo bene), maschilista, illiberale, anti-democratico e, in definitiva, nostalgico. Il populismo potrebbe rappresentare quel sentimento innato di cautela verso tutto ciò che è cambiamento troppo veloce. Quell'atteggiamento, dettato anche da motivi biologici, che porta le persone ad accompagnarsi con i propri simili, a diffidare di qualcosa di regalato, di ciò che genererà valore futuro o che ha valore astratto, di ciò che è attività contemplativa, di ciò che promette soddisfazioni aggirando il sacrificio del lavoro e di ciò che appare “realtà costruita” piuttosto che “esperienza effettiva”. Tutte queste cose si rispecchiano nel linguaggio (normativo più che descrittivo) dei luoghi comuni: "mogli e buoi dei paesi tuoi"; "con la cultura non si mangia"; "un soldo risparmiato è un soldo guadagnato"; "chi va piano va sano e va lontano"; "non fare il passo più lungo della gamba" eccetera. Ora, tale istinto può dare origine ad un effetto sgradevole come il razzismo, ma rende anche un certo senso del limite per le capacità dell'essere umano. Spinge chi lo segue a pretendere da se stesso, a contenere desideri e ragionevoli aspettative e farsi bastare ciò che si è e si ha. Questa autosufficienza è problematica per una società basata sul consumo e sullo stimolo dell'economia con strumenti di agevolazione del credito, sussidi e agenzie sostitutive dell'autorità familiare e delle comunità. Fornisce anche, questo “spirito”, una buona resistenza ai tentativi di sperimentazione sociale calata dall’alto, senza fare i conti con la realtà. Quando il populismo era più che altro un modo di sentire, una serie di convinzioni diffidente verso finanza, globalismo e multinazionali trovava tutela da parte dei partiti di massa. Da quando il populismo è stato “scientificamente indagato”, le sue istanze sono diventate slogan da ripetere e vendere ad un pubblico disposto a comprarli. L’analisi scientifica modifica l’oggetto indagato e il soggetto indagatore, nasce da una situazione concreta, cerca ciò che potrebbe risultare utile e rende utilizzabile ciò che scopre. Soprattutto la scienza svela "ciò che sta dietro ai fenomeni", ma rischia di dare la sensazione che "dietro ai fenomeni non vi sia nulla". Da quando ne è stato fatto oggetto scientifico, è stato molto più semplice da parte di chi predilige l'ordine vigente identificare il populismo con le sue manifestazioni (razzismo). Se dietro il razzismo non c’è niente, non è necessario porsi domande su cause, effetti o rimedi. Tale modo di fare è stato interiorizzato dagli stessi alfieri del populismo. Provate a dare del razzista ad un populista: risponderà “certo!”. L’oggetto scientifico diventa utile e, nella situazione concreta della politica spettacolare, è più facile prendere voti vendendo slogan razzisti piuttosto che analisi di economia e flussi migratori globali. Un simile modo di fare ha cambiato il populista, appiattendolo sulla truculenza di messaggi vuoti, rendendolo incapace di elaborare proposte alternative che vadano oltre modelli scadenti (tornare a chiamare gli omossessuali "invertiti" o al saluto fascista dicendo che in realtà è romano). Il populismo odierno è molto autocompiacente. La frase tipo riguardo il razzismo è "gli immigrati rubano il lavoro, distruggono i nostri valori, approfittano di noi". L'autoindulgenza, l'autocommiserazione, l'ansia di non potersi permettere di vivere come la popolazione ricca, di poter scivolare in quella povera e la dipendenza dalle grandi organizzazioni rendono la massa dei cittadini più semplice da controllare e propensa a curare le proprie ansie con il consumo. Il populista di oggi non reclama indipendenza, ma cerca chi ne ascolta il risentimento e giustifica gli sfoghi contro chiunque tranne se stesso. Di veri populisti io in giro non ne vedo e proprio coloro i quali ci si richiamano, da Vannacci a Vox e da AfD a Farage, contribuiscono a trasformare il populismo da resistenza attiva alle contraddizioni della modernità in risentimento passivo in cerca di consolazione.