Rassegna stampa filo-governativa che più anti-governativa non si può parte I
Potrebbe il buon senso, o almeno il senso comune, portare a dubitare della moderazione, se non proprio della partigianeria verso chi rappresenta l’istituzione governativa, del Corriere della Sera? Evidentemente, no. Vediamo allora un paio di articoli.
Stefano Passigli ha offerto un’analisi coraggiosa: l’Italia non ha bisogno di austerità, checché ne dicano Giorgetti, la Troika ed altri soloni vari, ma di equità. Serve più spesa pubblica, in istruzione e sanità, e un sistema fiscale progressivo per finanziarla. Oggi convivono due regimi: uno progressivo per dipendenti e pensionati, l’altro forfetario per autonomi e redditi finanziari. Risultato: il 25% dei contribuenti (tra 30 e 100mila euro) sostiene oltre il 50% del gettito Irpef. È una stortura che andrebbe capovolta, non accentuata.
“Vi sono margini per una riforma che aumenti il gettito grazie ad una più equa redistribuzione del carico fiscale. Una simile riforma potrebbe essere attuata solo da governi di larghe intese, nessuna coalizione potendosi permettere di correre il rischio”.
Questa riforma avrebbe dovuto essere varata dal governo Draghi, che ha preferito ridurre gli scaglioni Irpef e mantenere il diverso regime, per non alienarsi il consenso del mondo confindustriale, del capitale bancario e dell’investimento, andare incontro al Pd di Letta, ai moderati, ai notabili di Lega ed FI, all’opposizione di FdI e spaccare il M5S: pensava di portarsi al Quirinale e invece ci ha portati in guerra con la Russia.
Eppure il governo persegue l’opposto: taglia il secondo scaglione Irpef di due punti e alza la soglia della flat tax al 15% per autonomi fino a 100mila euro. Un piccolo vantaggio per il ceto medio, massimo di 400 euro l’anno, pagato con scuole e ospedali allo stremo.
Lo stesso Corriere indica dove potrebbero trovarsi le risorse: banche e partecipate pubbliche. Le prime hanno triplicato la loro capitalizzazione in tre anni, le seconde (Enel, Eni, Poste, Terna) macinano utili miliardari. Nonostante entrambi i settori diano adito a sospetti di oligopolio, Antitrust e governo sorvolano. Ma chi ne beneficia? Non certo i lavoratori.
“Un’idea su dove siano andati parte dei frutti della crescita che i lavoratori non hanno visto: dividendi al Tesoro, stipendi o stock option ai grandi manager, rendite da capitale per chi può investire nei titoli dei grandi gruppi partecipati dallo Stato”.
Il problema non è solo quello di richiedere contributi straordinari a Unicredit o Enel, ma quello di riuscire a redistribuire le risorse generate da queste. Mentre il governo predica stabilità e riduzione fiscale, gli stessi giornali di sistema mettono nero su bianco che il vero problema è la redistribuzione, non la spesa.
Il vero problema riguarda ciò che il governo Draghi non ha osato fare.
https://www.corriere.it/.../serve-una-riforma-fiscale-ma... ;
https://www.corriere.it/.../discesa-record-salari-reali...