Ricordare la memoria

Del modo di trattare la giornata della memoria a livello televisivo contemporaneo delle reti che raggiungono il grande pubblico (Rai, Mediaset, La7) c’è un aspetto che proprio non riesco a digerire. In pratica sembra che l’idea, prima fascista, poi nazista, sia piombata sul mondo che avrà pur scontato qualche magagna, ma non era così messo male. Io vorrei invece vedere descritto il mondo di allora per come realmente era messo e cioè tanto male da far emergere le più mortali ideologie della storia. Lo vorrei vedere, quel mondo, scavato nel suo sottosuolo, nel suo stato dei rapporti di produzione e dei rapporti tra chi deteneva capitali e mezzi di produzione e chi deteneva la forza lavoro. Lo vorrei vedere scandagliato nelle sue teorie economiche dominanti. Sono quelle teorie, a loro volta basate su specifici rapporti economici, a spiegare l’origine di fascismo e nazismo. Queste dittature sono momenti specifici nella dialettica tra chi ha provato a rivoluzionare la distribuzione del potere e chi ha reagito al tentativo. È importante capire “quale momento” per due ragioni. Intanto serve a tenere viva la dialettica stessa, che è la vita nella sua verità profonda. La società umana è fatta di uomini e respira l’aria degli uomini vivi, l’aria che entra ed esce dai polmoni consumandoli, ma ricambiando il sangue. L’aria non deve mai smettere di muoversi, la stasi è nociva per gli uomini e la società. Se qualcuno tenta di bloccare la corrente accadrà l’irreparabile ed un modo abbastanza efficace per ottenere il risultato da parte delle classi dominanti è annacquare le tensioni della storia entro una narrazione ideale. Narrazione secondo cui sarebbe sufficiente essere tutti di larghe vedute, amanti di libertà e pacifismo non-violento per evitare derive pericolose. In realtà anche queste sono ideologie originate da precise condizioni materiali; sono delle dinamiche prodotte da uomini vivi e dunque non devono restare immutabili. Nelle contraddizioni occorre tuffarsi, portarle allo stremo. Il secondo motivo è che anche le vicende storiche possono aspirare ad una loro scientificità. Ossia, come nella scienza naturale, a determinate cause possono essere ricondotti altrettanti effetti. Visto che il meccanismo dialettico è ricorrente, capire il momento precedente al nazifascismo diventa cruciale. Negli anni 1919-20 le masse capirono che lo Stato, mobilitando risorse e pianificando la produzione, era in grado di garantire occupazione, salari, benessere. Il fascismo nasce come rivoluzione preventiva, movimento che riporta le masse alla disciplina del lavoro e alla fede nella gerarchia. I primi governi fascisti applicarono una politica economica liberista, tagliando la spesa pubblica, riducendo i salari, privatizzando. Dopo il 1918, la Germania vive l’umiliazione di Versailles, poi il crollo del 1929 distrugge ogni fiducia nella Repubblica di Weimar. Il nazismo promette lavoro, ordine e rinascita nazionale. L’economia nazista fu subordinata agli obiettivi militari e organizzata in simbiosi con i grandi gruppi industriali (Krupp, IG Farben, Siemens). Per questi lo Stato divenne il grande committente e la guerra il grande affare. Mussolini viene chiamato al governo dal re nel 1922 dopo la Marcia su Roma, una messa in scena violenta che sfrutta la paura del bolscevismo. Hitler nel 1933 è nominato cancelliere da Hindenburg: anche qui, le istituzioni stesse consegnano il potere a chi vuole distruggerle. In entrambi i casi, le classi dirigenti credono di poter “usare” il dittatore e legalizzano la violenza della sua parte politica contro le altre. Liberismo, riarmo, violenza sistematica contro democrazia parlamentare ed istanze popolari: nel giorno della memoria occorre ricordare di avere la memoria. Ed usarla.