A chi importa

Ma a chi davvero importa di vincere? Solo di vincere. Ieri sera il Milan ha giocato un’altra partita senza né capo né coda, contrassegnata dalla tipica reazione nervosa che scarica elettricità nel fascio di nervi rimasto al corpo morente. La classifica scricchiola, ma sulla divisa dei calciatori campeggiava il cognome della mamma! Perché il Milan ormai è un prodotto cosmetico da vendere e come tale dev'essere alla moda. Essere appetibile e conforme alla tendenza, al trendy. Ieri la tendenza era quella di una celebrazione mielosa della mamma e il Milan, pur di cavalcare l'onda, si è inventato questa sciocchezza dei cognomi. Perché il presidente è un biscazziere della finanza speculativa, l'amministratore delegato è un manager che gestisce una società sportiva come gestirebbe una lavanderia o un b&b e l'allenatore che questi due pretendono è un "massimizzatore di asset", di quello che c'è per poi rivenderlo. Per assurdo, se anche il Milan non si qualificasse in Champions quest'anno non sarebbe il massimo, ma nemmeno una tragedia. L'anno scorso non ci andò e grazie a cessioni eccellenti è riuscito comunque a chiudere il bilancio in attivo e comprare i giocatori adatti a giocarsi la qualificazione europea. Perciò anche se si andasse solo in Europa League, arriverebbero lo stesso dei ricavi aggiuntivi rispetto lo scorso anno. Meno del previsto, ma con qualche cessione eccellente... …Allegri è l’unico, in un momento sportivo drammatico, a parlare di responsabilità. Storica, dei dirigenti nei confronti della dignità di un club con 127 anni di gloria alle spalle e morale, dei giocatori nei confronti di mesi di lavoro per l’obiettivo da non vanificare. I dirigenti non hanno alcun senso della storia, buttano giù San Siro. I giocatori non hanno alcun senso morale, di solidarietà e sacrificio del singolo. Adani, Trevisani e Di Canio criticano Allegri. Evviva la mamma.