Etica ed estetica
Qualunque sito/giornale con un minimo di competenza calcistica (eurosport, sportmediaset, gazzetta, corriere) non ha avuto molti dubbi nel sottolineare il folle piano tattico di Palladino. Perché, se sai di stare per affrontare una squadra che non aspetta altro di venire aggredita (sapendo di non aver difficoltà a gestire il primo pressing) per poi correre verso la porta e gli offri esattamente questo, delle praterie, tu sei un pazzo suicida.
Altro che “coraggio” e “mentalità vincente”, non tenere conto dei propri limiti ed ignorare i punti di forza degli avversari non provando nemmeno ad aggredirne le debolezze è la mentalità perdente tipica dei presuntuosi.
Così l’etica dello sport, la necessità di vincere, viene subordinata all’estetica da quattro soldi dello “show time” stile Nba e vincere di furbizia, difendendosi, ostacolando il gioco dell’avversario sembra scorretto. L’unica scorrettezza è proprio questa, rivestire di connotati etici il modo estetico di vincere o perdere. Da qui nascono le panzane della “vittoria poco meritata” e della “prestazione migliore del risultato”. La prestazione è il risultato! Non esiste un bel modo di perdere o un brutto modo di vincere, finché si rispettano le regole!
Anche perché, a dirla tutta, anche il Bayern ha giocato all’italiana: per interrompere la trance agonistica degli atalantini nei primi minuti, Luis Diaz si è esibito in una simulazione da oscar che ha fermato il gioco e fatto innervosire i bergamaschi con annesso spreco di energie mentali; per segnare il primo gol hanno battuto un angolo veloce, furbo, cogliendo la difesa del tutto svagata. Quello che dovrebbe fare chi parte sfavorito, non il contrario! Poi, Palladino è tornato sui suoi passi, da uomo intelligente, però dicendo a fine partita che “comunque non è cambiato nulla”. E certo, aveva già preso tre pere…
Infine occorre badare poco ai venditori di fumo tipo Cassano. In un’intervista ne ha sparate di cotte e di crude. Prima dice che ormai il calcio italiano è bollito, poi critica Allegri e Inzaghi, cioè due allenatori che hanno portato una squadra italiana in finale di Champions quattro volte (l’ultima un anno fa). Preferisce Conte che a livello internazionale è zero e l’unica soddisfazione in questo campo se l’è tolta ad euro 2016 quando parcheggiò il bus davanti all’attacco tedesco. Ne ha anche per i giocatori.
Barella e Locatelli non li sopporta. Però, tornando agli allenatori gli viene in mente di aver apprezzato l’Italia di Mancini di euro 2020, nella quale giocavano casualmente Barella (titolare in finale) e Locatelli (doppietta alla Svizzera). Infine professa ammirazione per Rinus Michels (“il calcio è come la guerra”) e di intendere il calcio come divertimento. Si saranno divertiti i tifosi dell’Atalanta ieri sera? “I tifosi non capiscono nulla”. Delle sue interviste è poco, ma sicuro.