Il gran rifiuto

Il “gran rifiuto” di Sinner è il fotogramma dello stato dell’arte dello sport al giorno d’oggi. L’emblema di un’arte ridotta a spettacolo, di un momento quasi sacro ceduto sotto il peso del nazionalismo e dell’obiettivo economico, del mancato rispetto e del diniego di ogni limite da parte di/tra atleti e tifosi ed è la caduta di questa separazione ad avere per effetto certe tragedie. La Coppa Davis è nata 125 anni fa, i tornei del grande slam videro le loro prime edizioni tra gli anni ’70 e ’90 del ‘800 e gli internazionali d’Italia hanno compiuto 95 anni. Per oltre un secolo hanno resistito tenacemente alla centrifuga della modernità, ai campi coperti, alle superfici veloci, alle sessioni serali, alle due settimane: si tratta(va) di tornei dove i giocatori devono accettare le pause metereologiche e gli spettatori collegati di non poter vedere ciò che vogliono quando lo vogliono, perché ad essere agevolati sono atleti e pubblico locale, con le sue abitudini. Un tennista italiano non vorrebbe giocare altri tornei che questi, invece una deriva consumista ha infarcito la stagione tennistica di tornei in estenuante successione e disputati in luoghi remoti, digiuni della specialità, ad orari pericolosi per i partecipanti, pur di garantire agli stessi gli abnormi montepremi frutto di accordi sui diritti televisivi. I giocatori aderiscono, in quanto “ceo delle aziende che portano il loro nome”, come “militari in missione” ed i tifosi sono famelici, ne bramano sempre di più, idolatrano i beniamini finché non manifestano segni di esaurimento ai quali rispondono “tu sei pagato per giocare e se io ho speso un capitale di biglietto, tu devi giocare”, anche alle due di pomeriggio sul cemento nel deserto, anche alle tre del mattino nelle risaie! Non c’è più rispetto, separazione e limite, solo un rapporto tra consumatore pagante e distributore di servizio ed il consumatore insoddisfatto si sente in diritto di prendere a sassate il pullman della squadra quando perde. Sinner non centra nulla con dei criminali veri, ma, rifiutando la Davis per riposare dopo aver vinto il torneo degli sceicchi nato due anni fa e famoso soltanto per il premio della racchetta d’oro, sposa in pieno il processo di rovina moderna dello sport. P.s. I virgolettati sono di Adriano Panatta.