Speravo de' Amorim prima
Non molto Allegri con questo Amorim.
Lo scorso anno di Allegri è costato al Milan, in termini di calciomercato, zero: -180 milioni di acquisti e +180 milioni di cessioni.
Al suo arrivo, dopo una partita, aveva già intuito lo spartito tattico più credibile: Modric al centro del villaggio, protetto dai muscoli di Fofana e i polmoni di Rabiot; bocciatura di Estupinan e promozione di Bartesaghi in ottica di maggior equilibrio; Leao e Pulisic, i più dotati, vicini alla porta e l’uno al servizio dell’altro.
Mettere l’unico leader tecnico e morale nelle migliori condizioni possibili, garantire la giusta copertura ad una difesa fragile da sempre e cercare di ispirare il senso di solidarietà di gruppo alle potenziali prime donne: adattamento, psicologia e responsabilità.
Proprio la responsabilità è stato il cavallo di battaglia delle conferenze di Max: mai ha pubblicamente criticato giocatori in difficoltà, in fase apprendimento, imbeccati dai tifosi, ricolmi di aspettative o comunque necessari in dati momenti (Gimenez, Nkunku, Leao, Jashari, Atekhame). Mai ha anteposto l’individuo al gruppo: non ha detto “se falliremo, lo faremo alla grande”, ha sempre detto “se falliremo, moriremo”; non ha detto ai giocatori “divertitevi”, ha sempre detto “ogni scelta sarà decisiva per la storia del Milan”.
Non c’è un fallimento grande o piccolo, c’è solo il fallimento e non è contemplato, perché è la morte. Non c’è una scelta bella o brutta, c’è la scelta che ti permette di vivere o ti fa morire. Abbiamo fatto 24 partite senza perdere e battuto Napoli, Roma, Como e due volte l’Inter: belle soddisfazioni, però alla fine siamo morti.
Allegri dunque ha sbagliato, certo, ma non ha ricevuto l’investitura di Cardinale e, quando ha chiesto un attaccante decente, gliene è stato recapitato uno terribile. Il meno costoso possibile. Aveva chiesto un difensore, niente. La dirigenza gli ha detto “se vinci, abbiamo vinto; se perdi, hai perso”. È responsabile sfiduciare l’allenatore che, a parità di spese di mercato, ha vinto tanti titoli quanti Guardiola?
Ora c’è Amorim.
Per prima cosa gli hanno comprato un attaccante e un difensore (toh, le stesse cose richieste da Allegri!) per 100 milioni. Considerando l’uscita di Leao, prima ancora di scendere in campo ha causato un bel passivo di 100 milioni di euro.
Il portoghese ha spaccato lo spogliatoio, definendo giocatori adatti o meno al suo gioco (Tomori no/Terracciano sì; Ricci no/Musah sì; Nkunku no/Camarda sì) e scegliendo un modulo che mette in difficoltà Modric e costringe a vari adattamenti Rabiot, Saelemaekers e Loftus-Cheek.
Dopo 5 partite, la difesa balla, il centrocampo è povero, esterni e trequartisti si alternano in un flipper impazzito e un ottimo attaccante non vede palla. Tutte cose già viste. Come a Manchester, il modulo non cambia mai, l’allenatore chiede tempo, si lamenta dei giocatori inadatti e si lascia a tetri aforismi del tipo “se devo fallire, lo farò alla grande”.
Non esiste il “mio” gioco, il gioco è uno e non si gioca bene o male: si vince o si perde, si vive o si muore. Il Milan deve vincere e non esistono il fallimento dell’allenatore o della squadra, non esistono il fallimento grande o piccolo: il fallimento va evitato perché riguarda tutti e significa la morte.
Allegri, senza infingimenti, chiede di allenare i giocatori più forti per poter ambire ai traguardi più alti. La dirigenza deve puntare i migliori per responsabilità verso la storia di una società gloriosa. L’allenatore deve trovare il sistema adatto a farli giocare insieme per responsabilità verso il calcio. I giocatori devono sacrificarsi per responsabilità verso l’allenatore che sconta gli errori di tutti.
Servono molti soldi perché tutto vada bene.
Amorim ha bisogno degli stessi soldi perché tutto vada bene.
La differenza è che per lui la dirigenza è un bancomat, la storia di una società è un palcoscenico e i giocatori sono delle marionette. Tutto al servizio dello spettacolo del suo ego e l’unica responsabilità è quella degli altri quando si mostrano incapaci di soddisfare le sue richieste.
Allegri sa di non poter vincere senza soldi.
Amorim vuol fare credere di non vincere grazie ai soldi.
Visto che un calcio senza mercato è pura utopia, preferirò sempre la realtà responsabile di Allegri alla realtà egoriferita di Amorim.