Ghostare

Pensavo a cosa fare per il futuro del paese, il Belpaese. Una proposta politica seria e con l’ambizione di intercettare i giovanissimi, l’odierna avanguardia della democrazia del domani, non può esimersi dall’affrontare la più spinosa delle questioni: il “ghosting”, l’esperienza provata dal 75% dei ragazzi nella fascia 18-24 anni. Di cosa si tratta? In pratica, tu incontri lei/lui, solitamente in un locale. Poi, iniziate a scrivervi dei messaggini, c’è intesa. Finché l’altra persona sparisce senza spiegazioni. Questa dinamica, ovvio, porta alla crisi demografica perché l’autostima crolla! E, degli altri, chi si fida più? Ne guadagna la lobby degli psicologi, trionfano i poteri forti di consultori familiari e centri di disintossicazione da smartphone. Bisogna avere il coraggio di dirle, certe verità nascoste dai media di regime finanziati da Bilderberg e Davos! Comunque, io credo che il “ghosting” venga attuato e sia fastidioso per chi lo subisce perché entrambi (ghostatore e ghostato) mal interpretano il significato della relazione con gli altri. La relazione viene intesa come una distrazione dai problemi di tutti i giorni, ma non è un divertimento l’impegno con l’altra persona! È un’immersione nel dramma, richiede di confessare le proprie debolezze e perdonare quelle altrui. Lo scopo di stare insieme alle altre persone non è quello di vivere meglio, di spartirsi la fatica. Lo scopo della vita dovrebbe essere quello di stare insieme alle altre persone “meglio”, in modo più pieno, perché solo vivendo con gli altri perfezioniamo la nostra umanità. Non stiamo insieme per vivere, ma viviamo per stare insieme. Quale potrebbe essere un buon metodo per trasmettere il concetto ai giovani? Non lo so, perché non potrebbe esserlo qualche verso poetico? Titolo: GHOSTARE Sai cosa significa “ghostare”, questo caldo ha sciolto anche il parlare, oggi che non si sa più amare? Vuol dire comprarsi un gilet, cremisi, come luci di un prive dove lei è quella giusta, perché c’è. Ciao, ho solo voglia di sentire la mia voce cos’ha da dire! No, non posso certo poltrire, qui si può fare e nessuno deve sapere il bisogno che hai di vivere e ti lascio il cellulare, se davvero sai scrivere. Potrebbe allora essere la distrazione da un tempo già morto d’ogni passione, ma ti ritrovi dentro una confessione di ciò che nessuno, come il bisogno, nessuno ha visto e, nel freddo del sogno, la notte sa di mar salvadoregno. Non è divertente la nostra gita telematica, è vita vera, esperienza annegata, tragica, nel pathos della recita drammatica. Lo so, più leggo Christopher Lasch e più sembra io mai posi il fiasco, però ha senso poco cialtronesco. Il mio ragionamento è un “filosofismo”, a metà tra kierkegaardiano eroismo e nordamericano pragmatismo. Torniamo ora a noi due, anzi, lui che chiede a lei dov’è aspettandola in un suv-coupé: perché così è venir “ghostato”! Lei tace e ti guarda lo stato, tu sei più loquace e forse disperato. Ti provi ad arrabbiare, farti male: non si può, il solo pensiero ti è fatale e solo per te la sua latenza è sale. Niente, non puoi proprio niente, il cuore non ti mente, lui sa la sua parte mancante. La senti lontano, di punto e in bianco, sai il suo nome, non quello franco: chi ti manca è già con te, lì di fianco! Ora, finalmente che hai capito, vorresti prima averlo scritto a mo’ di nuovo regio editto. Odi, gioventù allevata alla bell’e meglio: “Non ha senso stare vicini per vivere meglio. Ha senso vivere per stare vicini meglio”.