Vita o morte

A che cosa dobbiamo tutta quest’ansia separatrice? Desta terrore, al punto da chiedere direttamente ai cittadini (sì, proprio quelli a cui nessuno si è mai sognato di chiedere nulla, dalla separazione Bankitalia-Tesoro a quella Bce-Parlamento Ue, dall’accettazione di 100 miliardi di debiti del Pnrr alla rinuncia al gas russo: tutte misure sbattute sul tavolo delle cucine italiane senza alcun avviso o possibilità di recesso) di esprimere la loro opinione tranchant, SÌ o NO, l’unità delle carriere tra Pm e Giudice. Si chiede a persone unanimemente ritenute imbecilli, che, cosa vuoi, non capiscono un fico secco di moneta unica e spread, di improvvisarsi filosofi del diritto. Si carica la scelta del significato che non ha, della differenza tra vita e morte della civiltà democratica, quasi potesse toccare di svegliarsi nel cuore della notte proclamandoci innocenti dinanzi alla suocera/Giudice che ci ha appena condannato al pranzo domenicale a casa sua, imbeccata da nostra moglie/Pm e scoprendo nell’avvocato difensore la sua migliore amica. E viene imposta una pronunciazione definitiva, nella famosa ora delle decisioni irrevocabili. Nel frattempo, le agenzie di rating, i professori delle pagelle del debito pubblico, sono possedute in larga parte da fondi privati d’investimento che acquistano il debito pubblico. Quindi io domani mattina andrò in banca a chiedere un prestito, ma concederò al direttore di prestarmi la cifra che deciderò io con l’interesse che deciderò io e che ripagherò quando lo deciderò io!