Ambo!

L’Italia sbaglia a mio avviso tanto da destra quanto da sinistra. Il governo Meloni è accanitamente realista ed è una posizione molto interessante, anche razionale. Potrebbe l’Unione europea, dopo anni di austerità masochista, di teoria e prassi della competizione interna tra Stati che hanno prodotto la totale crisi di valori come la solidarietà politica tra popoli con interessi diversi, potrebbe mai ricreare ADESSO ciò che ha distrutto negli ultimi due DECENNI? La premier risponde chiaramente no e non saprei che torto darle. E se l’Europa continuasse con la solita musica al suo interno, provando a mettere i bastoni tra le ruote agli Stati Uniti, allora meglio chiamarsene fuori e dare ragione a Trump. Meglio con gli Usa e contro Russia e Cina piuttosto che in Europa e contro Usa, Russia e Cina. Il partito di opposizione nazionale, il PD, propone, tramite la segreteria Schlein, idee alternative ed innovative. “O l’Europa fa un salto in avanti di integrazione politica oppure rischia di essere schiacciata”. Giusto! “L’Europa sarà federale o non sarà. Significa proseguire nella strada degli investimenti comuni europei come il Next Generation EU per puntare sull’autonomia strategica europea”. Bellissimo! “Nessuno Stato da solo avrà la forza di competere con Usa, Russia e Cina”. Ecco, qui casca tutto. La Schlein è retriva e vorrebbe rinforzare l’Europa soltanto per iscriverla ad una zuffa infinita contro altre potenze, una gara a chi conquista prima i mercati più grandi e costruisce il sistema di deterrenza militare più efficace ed un’eterna competizione tra complessi industriali, da vincere per “difendere la democrazia, il welfare europeo e i principi dello stato di diritto che tutelano tutte le cittadine e i cittadini”. Mi sembra la stessa logica e la stessa dinamica che ha prodotto gli squilibri nel commercio mondiale che hanno portato alla situazione odierna. La Meloni propone di battere Russia e Cina alleandoci con gli Usa. La Schlein propone di battere Usa, Russia e Cina alleandoci con l’Europa. L’Europa dovrebbe dotarsi al suo interno di un meccanismo di compensazione automatica degli squilibri import/export; poi dovrebbe proporre a Russia e Cina di parteciparvi; infine tutti dovrebbero obbligare gli Usa a parteciparvi. Un meccanismo secondo cui chi esporta oltre una determinata percentuale del proprio fabbisogno di un prodotto qualsiasi (elettricità, auto, vino), contribuisce ad un fondo che sosterrà gli importatori nella ricostruzione interna. Ci sarebbero da sopportare dei licenziamenti, dei limiti di produzione e la perdita d’importanza di alcuni prodotti di eccellenza, ovvio. Però i paesi europei non sono deboli come quelli africani o dipendenti da esportazioni come la Russia: possono assorbire le conseguenze senza pregiudicare il benessere degli europei. I licenziati potrebbero essere riassunti nei settori sguarniti e i costi di produzione (energia) abbattuti. Pechino e Mosca dovrebbero pagare qualcosa, ma garantirebbero ai propri colossi industriali ed energetici la domanda costante di un mercato florido e ricco come quello europeo. Inoltre scriverebbero le regole insieme a Bruxelles. Vedrebbero anche terminare il privilegio del dollaro senza sparare un proiettile. Quello della competizione commerciale tra Stati è un sistema antidemocratico, perché fa pagare alla popolazione scelte politiche di parte; ipocrita, perché i paesi in surplus lo sono grazie a quelli in deficit cui fanno la morale; anticristiano, perché non perdona la difficoltà e ne approfitta; antiumano, perché ignora la sofferenza di popoli costretti a migrare e prepara il terreno allo scontro frontale tra chi percepisce il deficit come dipendenza ed il surplus come vitale, più delle vite che muoiono per difenderlo.