Brigitte Bardot
Rimango dell’idea che il miglior modo di salutare una figura di rilevanza simile sia quello di interrogare il significato della sua storia per la storia della società nella quale ha vissuto, come provai a fare per Giorgio Armani.
“Io personalmente, dovessi assurgere il ruolo di un Armani, sognerei questo dopo la mia dipartita: che si parlasse della mia vita in relazione a ciò che essa ha rappresentato della società e della narrazione delle quali è stata parte”.
Tg5 delle 13, 28 dicembre.
“Ha avuto il coraggio di mostrare il proprio corpo nudo”. Diamolo per atto di coraggio, anche se ne ho un’altra idea. “Ha avuto quattro mariti oltre ai molti amanti, perché viveva tutto liberamente, anche l’amore”. Un conto è sentirsi liberi di interrompere una relazione nella quale non si è felici, perché ciò non renderebbe felice nemmeno il partner e un’azione del genere richiede il coraggio della sincerità. Quando però arriviamo a certi numeri (10 compagni almeno) significa essere innamorati dell’idea di essere innamorati più che del partner. “Ha rifiutato di invecchiare davanti alla cinepresa”. Questo non è di certo un atto temerario, è il rifiuto della realtà, una fuga dalla realtà dialettica della vita umana.
Corriere della Sera, 29 dicembre. Dichiarazioni di Brigitte Bardot.
“Riconosco le ingiustizie tra gli uomini, ma quelle imposte da questi ultimi agli animali sono infinitamente maggiori”. Io non ho mai sentito parlare in questo modo chi le ingiustizie della società umana le ha vissute sulla propria pelle, perciò questo afflato mistico verso altre specie altro non mi sembra che un rifiuto ingiustificato della relazione con l’altro, perfettamente in linea con quanto detto al tg. “Mio figlio come un tumore che si è nutrito del mio corpo, avrei preferito partorire un cagnolino”. Non serve commentare. Ultima, riguardo la moda: ”Il mio stile sono io”.
Il problema è che qui esiste soltanto IO, un IO nutrito e celebrato per la propria autoreferenzialità e misantropia. Un IO fragile che non accetta il confronto tutto cristiano con la realtà, il fisico che mostra i segni del tempo e il resto dell’umanità. Un IO che si rifugia in quell’animalismo tanto simile alla pacificazione dei sensi, alla noluntas di Schopenhauer che ripudio con tutte le mie forze.
Non giudico la persona e le sofferenze patite, ma se questo è un esempio di vita allora io sono Mister Muscolo.