Caratteristiche separate
La storia delle “classi con caratteristiche separate” per gli alunni disabili viene attribuita a Vannacci, ma ne ha scritto prima Ernesto Galli della Loggia sul Corriere della Sera. Non si tratta di fascismo, né di populismo. Anche i residuati intellettuali e bellici frequentano il XXI secolo, con le sue mitologie della crescita, dell’efficienza, della velocità, del Pil. Per Vannacci e GdL la scuola non è in grado di rendere i ragazzi efficienti per il mondo del lavoro abbastanza in fretta da sostenere la crescita del Pil. E i disabili sono la personificazione dell’inefficienza e della lentezza. D’altro canto spesso chi parla di inclusione scolastica lo fa in ottica di massimizzazione delle risorse.
Riporto la mia personale esperienza, anche se sentire una cosa è ben distante dal conoscerla. Io a scuola non ho appreso chissà quali competenze perché non mi sono granché applicato: le versioni di latino le traducevo via web, nella verifica sui Promessi Sposi ho preso 3, durante quella di storia dell’arte sono stato scoperto a copiare, il professore di matematica mi ha detto “mi aspettavo di meglio (di 4)”, il collega di fisica ha gettato sulla cattedra il mio esercizio al ricevimento genitori a mo’ d’esemplare d’insipienza. Usare i miei guai fisici per giustificare lo scarso impegno? Ne ho spesso provato l’impulso. Per il Pil nazionale è stata una catastrofe, non c’è stato alcun ritorno.
Ho imparato soltanto a poter essere trattato in base all’impegno per ottenere una valutazione su criteri standard: quando mi impegnavo mi è sempre stato riconosciuto, altrimenti no. Dai miei compagni mai ho percepito insoddisfazione per la mia presenza, ma il superamento del limite della lealtà (agevolare dei pietismi, intendo) mi è stato fatto notare. E mi ha fatto bene. Essere trattato come una persona qualsiasi nei momenti seri e scherzosi, mi ha fatto bene. Credo a loro abbia fatto bene vedere una persona con difficoltà non segnare assenze per tre anni o rifiutare percorsi adattati. Perché ho avuto la fortuna di reggere fisicamente, certo: la stessa fortuna che separa l’abile dal disabile.
Insomma, Vannacci e GdL non penseranno alla ghettizzazione di ogni disabile e avranno delle ragioni nel ritenere “l’inclusione un mito in ossequio al quale convivono nelle aule allievi cosiddetti normali e disabili gravi con i loro personali insegnanti di sostegno, dislessici, disgrafici (per insistenza delle famiglie) e stranieri che non parlano italiano”. Benissimo, pure questo guazzabuglio è mitologico. A rallentare le lezioni hanno contribuito più le tempistiche per la nomina di un docente (un mese) o di un supplente (2 mesi) che la presenza dell’insegnante di sostegno. Che ha fatto comodo a tutti, non solo a me. Anche cambiare 3 o 4 insegnanti per materia in 5 anni non è efficiente e causa imbarazzi (“sai scrivere il tuo nome?”).
Per ciò che ho vissuto io è mitologico pensare la convivenza abili-disabili non sia compatibile con una buona formazione scolastica. Per ciò che penso io è mitologico credere la scuola non debba formare dei buoni cittadini e la convivenza abili-disabili non possa servire allo scopo.