Altre dimensioni di sovranità

La sovranità è un elemento a quattro dimensioni politiche. Industriale, fiscale, monetaria e difensiva. Lo scopo della sovranità è mantenere all’interno del territorio o comunque sotto controllo nazionale la maggior parte possibile delle risorse (umane, naturali e finanziarie) e catene produttive (dalla materia prima al prodotto finale). In pratica, stimolare la crescita industriale con la politica monetaria, redistribuire la crescita con la politica fiscale e garantire sicurezza di rifornimenti e vie commerciali con la politica difensiva. Questo a livello basilare. Le quattro dimensioni si integrano a vicenda. La difesa richiede l’industria che genera crescita e rende necessari nuovi sbocchi commerciali che necessitano di ulteriore difesa. L’industria richiede nuove risorse che la politica monetaria permette di attrarre e quella fiscale di mettere a disposizione correttamente. E così via. Vuol dire che la sovranità non è un tavolo a quattro gambe, ma un ponte sostenuto da quattro tiranti: il crollo di uno si porterebbe dietro l’intera struttura. L’Unione europea non brilla in nessuno dei quattro ambiti: la politica industriale è frammentata, la fiscalità comune minuscola, la moneta è indipendente dalla politica e la difesa è delegata alla Nato. Non perché a Bruxelles non siano capaci, ma perché lo scopo dell’Ue è creare uno spazio sovranazionale regolato da concorrenza e mercato. All'interno e verso l'esterno. Prima della sovranità viene l’efficienza e prima di cittadini europei si è consumatori europei. Al di là da meriti o colpe, questa è la realtà. L’Europa ha concepito la propria espansione verso est in termini di espansione del mercato e gli Stati Uniti hanno sequestrato agli Stati europei la loro dimensione difensiva. L’Europa ha aumentato nel tempo il proprio peso commerciale, ma questa non è una dimensione della sovranità, anzi. La crescita industriale è stata garantita dal gas russo e l’accesso alle vie commerciali dalla Nato. Ciò ha reso superflue politiche fiscali e monetarie. Ora, è chiaro che agli Usa tale configurazione non va bene. Obama, Trump I, Biden e Trump II hanno chiesto all’Europa di recuperare almeno una dimensione accettabile di sovranità soprattutto difensiva e il concetto non è sbagliato di per sé. Un continente di 500 milioni di abitanti non può pensare di dedicarsi agli affari, evitando questioni scottanti. Ma gli Usa ragionano da impero, hanno un ordine di grandezza diverso rispetto all’Europa e non vogliono lasciarla difendersi autonomamente. Vogliono che sgravi il costo della Nato, non che ne esca. Anche la Russia è un impero e vorrebbe invadere l’Europa di gas, non vederla adulta. L’Europa ha ragionato come un insieme di consumatori e le conseguenze si chiamano AfD, Rassemblement National, Fratelli d’Italia/Vannacci, Reform UK, Vox. Se ascoltiamo la narrazione di questi gruppi e di Trump, si sente lo stesso richiamo a “recuperare una certa dimensione”. “Fare di nuovo grande l’America! Eravamo gli zimbelli e ora tutti ci rispettano!”. Basta sostituire alla parola America quella Italia, Germania o Regno Unito. Per tutti, da Widel a Meloni, da Abascal a Bardella, da Farage a Vannacci, l’esercito europeo è la peste nera: riarmiamoci, dicono, ma dentro la Nato. I loro nemici “del sistema” come Macron o Merz o Sanchez li descrivono antieuropei, sottomessi a Trump o filorussi: è vero! Non vogliono l’esercito europeo e ciò è contro l’Europa. È favorevole agli americani. È favorevole pure ai russi. I partiti di governo cattolico liberali e socialdemocratici sono ferocemente antirussi perché non hanno mai fatto pace con il 1991. Le sinistre alternative o non prendono voti o propongono un’Europa sovrana. Con AfD o Vannacci Putin potrebbe tornare a vendere gas e continuare, per eventuali controversie, a telefonare a Washington e parlare con la Nato (che rifiuta davanti casa, non in toto). Putin non è un delinquente perché finanzia certi gruppi: sarebbe un pazzo a non farlo. E noi, a votare certi gruppi, siamo delinquenti o pazzi? Dovrebbe rispondere chi ha costruito l’Europa come insieme di consumatori.