Chiamali pure eroi
Ora dirò qualcosa che non centrerà nulla con il mondo in fiamme e potrebbe essere fantasiosa, irreale. Secondo me gli errori dell’ospedale campano, lo sceriffo fai-da-te del milanese e le vicende di ucraini ed iraniani sono legate tra loro. Saldate nella retorica dell’eroismo.
Al tg si sente da qualche tempo la prosopopea dei sanitari-eroi: una specie dalla sovrumana moralità in via d’estinzione e disposta, pur di curarci, a subire le angherie di pazienti impazienti e parenti serpenti. Pensavo fosse una concessione eccessiva verso la categoria, invece no, è una specie di damnatio. I medici del Monaldi avranno pur commesso degli sbagli mortali, ma non si sono alzati la mattina con l’idea di causare la morte di un paziente. Il reato ipotizzato è di omicidio colposo.
Eppure le stesse trasmissioni che inculcano la visione eroica del medico (per capirci tg5 e talk tipo dritto&rovescio) hanno descritto chirurghi ed infermieri poco meglio di Khamenei. Prima settimana: “Hanno bruciato il cuore”. Seconda settimana: “Hanno impiantato un cuore ghiacciato”. Idee chiare, terminologia precisa. Le basi dell’informazione scientifica. Del Debbio intervista la mamma del bambino e secondo lei il fratellino di nemmeno dieci anni, appena intuita la tragedia, avrebbe detto: “Mamma, fagliela pagare!”. Non credo possa essere verosimile. Del Debbio rincara: “Signora questi sono delinquenti e basta!”.
Fintantoché non sbagliano, eroi. Poi, vanno trattati peggio dei normali.
Stesso atteggiamento dello stesso ambiente (Cruciani, lazanzara) è stato tenuto nei confronti del poliziotto da telefilm americano. Prima, appena fatto fuori lo spacciatore, non dovevano nemmeno iniziare le indagini. “Mi fido delle forze dell’ordine”. Fase del marito innamorato. Poi, scoperta l’evidente messinscena, “merita il doppio della pena consueta!”. Fase del marito imbestialito. E comunque parliamo di una mela marcia. Tutti lo conoscevano, era stato premiato e quattro colleghi l’hanno coperto, ma non centra. Oggi al tg è stato riportato che il suo piano (dell’agente) era di “favorire gli spacciatori italiani”. Occorre ricordarsene quando ci sentiamo superiori ad un tossicodipendente e pensiamo la fiducia sia questione di uniformi.
Medici e poliziotti sono persone normali e svolgono un lavoro, per cui sarà necessaria una sorta di vocazione, con lo scopo di guadagnarsi da vivere. Possono sbagliare e devono risponderne come tutti. Non possiamo appiccicare una patacca alle persone cui chiediamo di fare i nostri interessi perché pretendiamo continuino a farlo. E non possiamo poi rinfacciarglielo.
Agli ucraini dicono che sono eroi della patria, della libertà, della democrazia e gli spediscono un sacco di armi. Ma in trincea devono morirci loro e se non vogliono più diventano disertori, disfattisti da braccare. Agli iraniani fanno pure peggio. Sanzionano il regime che poi si rivale su di loro, usando le loro risorse come merce di scambio. Uccidono la loro figura religiosa di riferimento ed una cinquantina di gerarchi con un drone e, dal salotto, li invitano a prendersi il potere. E che ci vuole? Avranno mica paura dei pasdaran! Forza, gli eroi si fanno massacrare, ma non conoscono la paura! La vogliono davvero la democrazia?