Da Taranto a Lubecca

Secondo me, oltre al tema razziale c’è qualcos’altro e lo dico perché, mi pare, non ho ancora sentito o letto nulla riguardo la nazionalità degli aggressori. Non so se si tratti di italiani bianchi che ammazzano maliano nero e, per quanto riguarda le baby gang “di seconda generazione”, queste sono razziste tanto con i bianchi quanto con i neri. Non so nemmeno se abbiano una concezione di sé come membri di un gruppo con dei (dis)valori comuni da opporre ad altri. Quei “branchi”, nel senso di individui che si accompagnano, sono pronti ad azzannare qualsiasi oggetto gli si pari davanti ed abbia ancora la sfortuna di respirare. So per certo invece che si tratta di una persona che andava al lavoro scannata da un gruppetto di gente che bighellonava. Una persona che alle 5 del mattino si era alzata dal letto per andare al lavoro è stata uccisa da ragazzetti che a letto avrebbero passato tutto il giorno, dopo una nottata alle slot machine. È una regressione culturale a quando Kant e Constant non ritenevano degni dei diritti politici lavoratori e mendicanti. Bakari Sako è stato definito con benevolenza al tg perché lavoratore onesto, pronto a sobbarcarsi un lavoro gravoso ed umile pur di aiutare la famiglia d’origine. Immigrato integrato, ma bisognerà pur chiedersi perché viene definita integrata una persona che accetta un lavoro gravoso, reso però umile dalle condizioni del mercato del settore agricolo e dal rifiuto di essere svolto da chi si ritiene superiore o comunque non lo vede come possibile fonte di realizzazione personale ed economica. Un lavoro manuale che potrebbe anche piacere, dare soddisfazione e crescita caratteriale, se non fosse gestito nella stragrande maggioranza dei casi in modo degradante e vicino allo sfruttamento. Per un periodo, non che uno debba passarci la vita. E bene che qualcuno aspiri a qualcosa di più, benissimo. A patto non lo faccia in quanto lo reputi un lavoro umiliante, che lo squalificherebbe agli occhi del gruppo. Se odi il lavoro e lo percepisci detestabile in quanto tale, finirai per odiare anche chi lo svolge. Su questo lo Stato può fare tantissimo. Un esempio si trova nel romanzo familiare del ‘800 di Thomas Mann. È ambientato nella città di Lubecca basata allora sul ceto dei mercanti. Mentre questi vivevano di scambi e di libertà dei capitali, gli industriali in ascesa chiedevano protezionismo commerciale. I primi si ritenevano eroi della libertà e guardavano i secondi con disprezzo considerandoli dei buzzurri. I secondi si ritenevano i veri difensori dei sacri confini della patria e ricambiavano l’affetto. Entrambi difendevano interessi di parte. I mercanti di Lubecca, Amburgo e Brema si scambiavano apprezzamenti ai limiti del razzismo con gli industriali della Ruhr, della Sassonia e della Prussia. Ciò è collegato anche al razzismo odierno. Il nero, che lascia il Mali devastato da un modello economico predatorio verso il sud globale in cerca di lavoro in Europa, è visto come l’approfittatore dell’assistenza pubblica italiana. La vittima del sistema che ha arricchito chi ha scassato lo stato sociale europeo a suon di detassazioni, passa per il carnefice dello stesso stato sociale. Mi sembra un meccanismo di ribaltamento tipicamente razzista.