Per un nuovo liberalismo
Anche il liberalismo non esiste di per sé, ma solo come tentativo di soluzione per problemi che si presentano nella vita di tutti i giorni. I giorni cambiano e cambiano i problemi, dunque è normale che anche il liberalismo abbia potuto e potrà cambiare. Ne esistono dei tratti fondamentali, certo. Intanto, l’individualismo. “Senza individualismo non vi è liberalismo”. Poi, l’impossibilità di coincidenza con la democrazia. “Il punto d’incontro più alto fra liberalismo e democrazia, conferma che un’identificazione tra i due termini è impossibile”. Infine, la libertà come precondizione della democrazia: non l’uguaglianza. “È la libertà e non l’uguaglianza a determinare l’idea di democrazia”.
Non si tratta dei contorni di una palude, ma delle coste di un mare vivo. Per dire che, appunto, problemi nuovi (innescati dalle soluzioni ai vecchi) richiedono nuove soluzioni ed il processo ridefinisce mezzi e fini.
Liberale era Raymond Aron, secondo cui la società industriale moderna ha reso antiquato il rapporto tra libertà formale e sostanziale: i diritti “formali” riguardano la vita concreta delle persone e sono quindi “sostanziali”. Se però lo Stato non ha la possibilità di intervenire per sanare le disuguaglianze di fatto, quei diritti tornano soltanto “formali”. Impiegati, operai e tecnici non possono godere effettivamente degli stessi diritti di politici, industriali e managers. Solo con interventi in tal senso lo Stato può far coesistere liberalismo e democrazia, altrimenti prevarrebbe la forma di quest’ultima più radicale.
Sarà pure estremo, ma da questo punto di vista il liberalismo può incorporare molte istanze socialdemocratiche senza rinunciare ad alcun principio fondamentale: è ciò che avvenne tra gli anni ’30 e ’80. Poté avvenire grazie al confronto con la realtà comunista. La presenza dell’Urss ed il peso politico dei movimenti socialisti costrinsero le democrazie capitaliste a integrare elementi di compromesso.
Con il crollo del muro, una parte delle élite occidentali interpretò la fine della Guerra Fredda come la vittoria definitiva del liberalismo più individualista. Fondato su disciplina monetaria, riduzione del ruolo dello Stato, sfiducia verso pianificazione e redistribuzione. L’Ue è la realizzazione pratica di quel paradigma: indipendenza della Bce, stabilità monetaria, disciplina fiscale, limitazione degli aiuti di Stato, libera circolazione dei capitali, centralità della concorrenza interna ed esterna.
Il mondo per cui quell’architettura era stata costruita non esiste più. La Cina è diventata una potenza concorrente, la globalizzazione si è frammentata, il costo dell’energia è cambiato radicalmente, la protezione americana non è più garantita e gli Stati Uniti stessi stanno tornando a pratiche protezionistiche e di politica industriale.
Occorre reagire e farlo con responsabilità storica, verso la dignità culturale europea e morale, nei confronti del benessere di un continente di 500 milioni di persone. Occorre avere senso della storia e di solidarietà, per tornare a riflettere sulle origini del liberalismo e proporre soluzioni aperte al sacrificio del singolo per il bene comune.
Trump pensa di rappresentare il popolo più di quanto non lo faccia il Congresso e si percepisce giustificato ad eludere il controllo della Corte Suprema quanto i limiti della Fed. I suoi oppositori intendono le altre istituzioni come organi di limitazione alle istanze popolari piuttosto che alle pretese egemoniche di un presidente megalomane. La soluzione non può essere né la rimozione della separazione dei poteri, né l'attuale Ue, nella quale la frattura istituzionale trova compimento giuridico.
Il liberalismo classico prevedeva sì la separazione, ma non la frattura tra poteri. Dovevano essere autonomi, ma non del tutto indipendenti. Un ottimo esempio è la Magistratura italiana: un organo indipendente dal controllo legislativo ed esecutivo, ma dotato di forte contrappeso interno grazie alla convivenza tra parte inquirente e giudicante nel Csm, a sua volta integrato dal potere legislativo (membri laici di nomina parlamentare) e presieduto dal Presidente della repubblica. Il governo italiano dovrebbe proporre una riforma simile per la Bce ed aggregare intorno a questa un gruppo di paesi rilevanti: Portogallo, Spagna, Francia, Grecia.
Invece ha provato a passare con il rullo compressore sul Csm ed è in continua competizione con Parigi e Madrid, deridendo gli incespichi di Macron e Sanchez.
Perché, inutile negarlo, il liberalismo più individualista dissolve l’idea stessa di responsabilità, senso della storia e della solidarietà sociale. Figuriamoci l’idea della cooperazione tra Stati.