Era normale...
Forse l’ultimo non sarà il caso, ma quando si parla al telegiornale di un atto inconsulto di un figlio nei confronti dei genitori, spesso il giornalista trova lo spazio per inserire la frase “era una famiglia normale, felice e priva di tensioni, dunque il gesto è incomprensibile”: io credo sia proprio la mancanza di tensione a rendere comprensibile il gesto, perché non può bastare relegare un’azione nel campo dell’inspiegabile quando spaventa.
Tra genitori e figli deve esserci la tensione generata dalla mediazione fra la realtà e la fantasia, la tensione della verità. La verità è qualcosa che ci si può risparmiare tra parenti alla lontana, per non guastare i rapporti formali, tra amici, per evitare lo scontro, o anche tra fratelli accomunati solo dalla linea genetica o coppie fondate sulla reciproca onestà menzognera. Tra genitore e figlio non ci si può risparmiare nulla.
Un buon insegnante deve portare lo studente a possedere determinate conoscenze e non può risparmiargli una realtà di disciplina, applicazione e sacrificio momentaneo per un beneficio futuro; un buon medico deve garantire al paziente un determinato benessere e non può risparmiargli una realtà di rischi inevitabili, soluzioni probabili e sacrificio momentaneo per un beneficio futuro.
Non basta impegnarsi se non consegui un risultato alla tua portata, non basta sperare se non rispetti il tuo corpo; non serve ad imparare sentirsi dire bravo, non serve a guarire evitare di soffrire.
La realtà è un tavolino di vetro: ha delle regole, ti resiste e non lo puoi modificare. Se ci metti sopra un masso, perché ci starebbe proprio bene, andrà in pezzi; se ci cammini attorno a piedi nudi, perché sei proprio comodo, il tuo piede andrà in pezzi; se i tuoi genitori lo avvolgono di pongo, perché è proprio sicuro, tu non vedrai mai quant’era bello e rovinerai il salotto di qualcun altro. O, peggio, darai ad altri la seccatura di portarti all’ospedale, aspetterai delle ore, tu chiamerai l’assicuratore, l’altro l’avvocato, finirete in tribunale e tu ci arriverai claudicante perché, parlando al telefono, non hai capito che avresti dovuto tenere la fasciatura tre settimane e non tre giorni.
Un buon genitore non nasconde gli spigoli della realtà, non risparmia sulle regole della realtà e non abbellisce le realtà che potrebbero urtare i canoni del figlio.
Se in una famiglia non c’è tensione, allora non c’è spirito di resistenza al sacrificio dei desideri fantastici, non c’è allenamento al rispetto di regole individuali per il bene comune, non c’è verità e non c’è amore per la ricerca di verità tramite dolore, impegno nel mondo.