Gunny
Almeno una volta le grandi narrazioni erano credibili. I veri conservatori sapevano sì di essere dei reazionari, ma riuscivano a mantenere una tragica dignità che, quasi, te li faceva apprezzare. Ti muovevano a compassione e alla fine tifavi per loro anche se era tutto dannatamente falso. Guardate Gunny Highway, interpretato non a caso da uno splendido conservatore quale Clint Eastwood.
Il suo personaggio è sboccato, irascibile e maschilista; usa un linguaggio imbottito di razzismo, volgarità sessuali e invettive contro tutto ciò che è protesta: dal rock’n’roll alle barbe sfatte. Sembra una forma di aggressività, la sua, in realtà è l’ultimo tentativo di difesa. Di difendere almeno l'istituzione militare da una deriva dalla società della produzione e del merito per "ciò che si è in grado di fare" ad una società dell'immagine. Una società in cui il linguaggio è importantissimo, perché “come si dice” quello che si fa è quasi più importante di quello che si fa.
Gunny l’ha vissuta davvero, la guerra, è un uomo del fare e valuta se stesso e gli altri per ciò che sanno fare. Per lui l’esercito ha uno scopo: fare la guerra ai cattivi e difendere la patria. Invece si ritrova ingranaggio di un'organizzazione avente il solo scopo di conservarsi. I suoi superiori non hanno mai visto la guerra, amano essere adulati e premiano chi riesce a restituire loro l'immagine che credono di proiettare nel mondo. I suoi colleghi sono leccapiedi bravi a svolgere procedure. Obbediscono agli ordini, ma non darebbero mai la vita per la patria e non hanno abbastanza sicurezza nei propri mezzi per prendere l’iniziativa e assumerne la responsabilità.
Gunny è una figura di resistenza disperata, tuttavia peggiora la convivenza sociale, arroccando l'esercito sugli stereotipi che ne hanno causato il rifiuto da parte delle fasce giovani della popolazione. Cioè quelle sicuramente narcisiste, ma anche in grado di intuire che dietro alla narrazione di difendere la patria dai cattivi si muovono interessi particolari. Il fatto storico richiamato nel film ne è ottimo esempio. Nel 1983 gli Usa invasero con 7'000 uomini l’isoletta di Grenada usando la scusa dell’autodifesa. Un’operazione (Urgent Fury…) condannata dall’Onu, ispirata dalla necessità di rifare l’immagine dei marines dopo il disastro del Vietnam.
Eppure Gunny (Eastwood, in realtà) ci crede e porta avanti la finta causa con tale fierezza da risultare simpatico. Ai giovani critici dell’esercito in quanto istituzione autoritaria, retorica e sessista, Gunny risponde con più autorità, retorica e sessismo.
Una dinamica malata che ha prodotto da una parte Trump (autoritario, retorico e sessista, ma che non ha nulla della magnificenza di Eastwood) e dall’altra la gioventù odierna (violenta, piena di autostima e mai sicura dei propri mezzi, di cui rifiuta ogni obiettiva valutazione), figlia della generazione nata negli anni ‘70/’80.
Generazione critica dell’esercito, ma con quali alternative? Al privilegio del dollaro da difendere con le armi e ad un’economia del massimo sfruttamento, basata su austerità finanziaria e concentrazione della ricchezza, cosa ha proposto di sostituire?
Una cosa è certa: Gunny parla tanto di disciplina, ma la sua vita privata è un disastro. È lui a sbagliare o la disciplina ad essere inutile? La realtà è che quando la società è in grave declino, la disciplina non basata a risolvere la crisi, ma le drammatizza. Gunny e secondo me anche Eastwood non descrivono la crisi moderna. La vivono. È questo a commuovere.