Il cielo è azzurro sopra Berlino

Romano Ferrari Zumbini pone una questione rilevante, riguardo AfD e il modo con cui l’intero “arco costituzionale” tedesco (Cdu, Spd e Verdi in sostanza) cerca di erigergli attorno un muro, veicolando l’equivalenza AfD = nazismo in modo ossessivo. La domanda è: si tratta di istituzioni a difesa della democrazia o di un gruppo di partiti, in crisi di consenso, a difesa della propria posizione da un altro partito? L’elettore medio di AfD è lo sconfitto della globalizzazione, l’operaio, l’artigiano/imprenditore, l’agricoltore, il dipendente pubblico, il pensionato. Il vincitore deve innanzitutto sentirsi autonomo (slegato da tradizioni e luoghi, libero di definire la propria identità e posizione sociale) e, in quanto tale, essere pronto a seguire tendenze di mercato e lavoro, flussi di capitali e informazioni, esigenze di produttività e sviluppo, nel rispetto di vincoli finanziari e contenimento della spesa pubblica. Se lo fa, vince, altrimenti perde e la responsabilità è sempre sua. Questo tipo di cittadino è possibile in una società politicamente neo-liberale. Anziché uno Stato che usa politica industriale e monetaria per perseguire obiettivi comuni, mentre cerca di mantenere al suo interno risorse (naturali, finanziarie, personali) e produzioni, è preferibile uno Stato che si impegni in istituzioni sovranazionali per costruire un ampio spazio nel quale politica industriale e monetaria, allocazione di risorse e catene di produzione siano affidate al mercato. Secondo Verdi, Spd e la sinistra Cdu, la patria è un retaggio del passato, l’identità tedesca un ricordo da diluire nel “multi-kulti”, l’essere tedeschi è una questione di residenza in Germania (e capacità di contribuire al suo Pil) e le persone devono essere libere di autodefinirsi dalla nascita alla morte. Chi non è del tutto d’accordo, è del tutto nazifascista. Questa visione è aderente al paradigma neo-liberale e può raggiungere vette di violenza che nulla hanno da invidiare a quelle di AfD. Purtroppo anni di certe politiche hanno abituato gli sconfitti a ragionare nei termini dei vincitori e così AfD, se da un lato propone di recuperare il ruolo dello Stato garante della sicurezza, dell'ordine, della frontiera e dell'identità, dall’altro può farlo solo nei termini neo-liberali. Non puoi proporre a uno sconfitto che si sente responsabile soltanto per se stesso di spendere i soldi pubblici per aiutare gli altri sconfitti. I soldi pubblici sono i suoi e gli altri se la sono cercata. Per l’”arco costituzionale” il neo-liberalismo è sufficiente e per AfD è (in buona parte) necessario. È lui la vera minaccia alla democrazia. Al di là della situazione tedesca occorre guardare al riflesso di tutto ciò per l’Italia. Innanzitutto è bene che, chi pensa di giocare a dare patenti di fascismo a forze anti sistema utili a rafforzare il sistema, perché tanto non supereranno il 10%, faccia molta attenzione. Pensavano così anche in Germania e il risultato è stato che Cdu e Spd superano di 5 punti appena i consensi di AfD. Nel ’56 il partito comunista tedesco è stato deferito alla corte costituzionale dal parlamento e dichiarato fuorilegge. AfD, da tutti definito nazista, non è mai stato deferito. Poi, è bene ricordare che principi economici cari all’AfD (centralità dell'impresa, del contenimento della spesa o della riduzione del peso dello Stato) sono già al governo da tempo e in larga parte d’Europa (Schauble, i risanamenti di Portogallo, Spagna, Italia, Grecia e il rigore dei frugali non sono invenzioni di AfD). In Italia, le stesse tematiche accomunano gli stessi gruppi: i “fascisti” (Meloni) e l’”arco costituzionale” (Monti). Infine, si dice, dai banchi dell’opposizione, che agli italiani non interessa nulla della legge elettorale, perché prima verrebbero le bollette, la spesa, la benzina e gli stipendi bassi. Fosse così, sarebbe grave. La legge elettorale è il dispositivo attraverso cui il sistema dei partiti trasforma i voti in potere parlamentare. Per questo, in una fase di crisi della rappresentanza, il modo in cui viene costruita può essere una delle questioni più democratiche che abbiamo davanti.