Viva i governi del palazzo!
Basta ai governi del palazzo, dice Giorgia Meloni.
Peccato non abbia specificato quale, palazzo. Del Quirinale o di Montecitorio? Di Via della Scrofa o del Nazareno? Per il Quirinale occorre passare per forza. Per Via della Scrofa o del Nazareno occorrerà passare a prelevare il designato dal Quirinale. L’unico veramente eliminabile, è, almeno di fatto, Montecitorio.
Ahimè, l’idea del “bivacco di manipoli” non hai mai goduto di tanta popolarità quanto negli ultimi 30 anni, i decenni della Seconda Repubblica, quella che aveva chiuso con l’ideologia e reso obsoleto l’antifascismo.
Ora, intendiamoci, io una nuova legge elettorale come lo Stabilicum l’avevo messa in conto a settembre del 2022 e decisi di pagarla a mo’ di scotto per una nuova postura verso gli Usa, l’Ucraina, l’agenda Draghi, il Patto di stabilità. Così mi sono beccato, oltre alla solita postura, anche una legge elettorale che di nuovo non ha assolutamente nulla.
Quando si dice del fiuto politico!
Il solito tentativo di esautorare il Parlamento, il movimento di un pendolo impazzito che oscilla dalla democrazia diretta alla democrazia confezionata, dall’”uno vale uno” a cinque stelle all’“i cittadini devono scegliere la coalizione, il programma e il candidato premier”. In entrambi i casi le prerogative parlamentari vanno, detto nei termini più puri della materia giuridica, a farsi benedire.
Per molti il ragionamento sarebbe: “Siccome la gente non vota più, facciamole votare il capo del governo, così si sentirà veramente rappresentata”.
In Italia vige una narrazione secondo cui per riavvicinare gli elettori occorrerebbe demolire le garanzie costituzionali del parlamento, del suo ruolo e del ruolo dei deputati. In realtà sarebbero proprio quelle garanzie a fare sentire rappresentati i cittadini e più responsabili gli eletti, basti pensare che i deputati secondo dettato costituzionale sono responsabili verso la nazione, non verso la corrente di partito. Invece di seguire la costituzione, la premier Meloni vorrebbe che i cittadini votassero dei meri esecutori del programma prestabilito.
Al di là degli accapigliamenti tra proporzionale (più favorevole ai partiti) e maggioritario (più favorevole ad elettori/eletti), a contare davvero, oltre a chi gli eletti sono chiamati a rappresentare, sono il tipo di partiti e di elettori che formano il sistema.
Abbiamo un sistema dei partiti in crisi di consenso, nel quale i partiti sono molto verticali e organizzati attorno al capo/segretario/premier.
Abbiamo dei cittadini sempre più distanti dalla politica "perché tanto non cambia nulla, tanto sono tutti uguali”.
Il partito più importante della maggioranza propone una legge del tutto proporzionale (con le preferenze fino ad un certo punto), che alza il numero di firme necessarie per presentare una lista alle forze non già in parlamento, mentre diffonde la retorica per cui gli elettori devono decidere chi governa e qualsiasi alleanza parlamentare è una sorda manovra di palazzo.
Allora mi sorge il dubbio: i partiti vogliono riavvicinare la gente alla politica o cercano di non perdere il controllo del potere sul parlamento visto il calo strutturale dell'affluenza?
Se volessero aumentare l’affluenza non eliminerebbero i collegi uninominali, aumenterebbero l’autonomia degli eletti e degli elettori con agevolazioni alle candidature e al voto elettronico, con procedure di recall e di sfiducia costruttiva. Ma se aumentasse l’affluenza, anche di un 20%, ci sarebbe un terremoto degli equilibri faticosamente costruiti: Forza Italia dovrebbe tornare a difendersi dalla Lega, Fratelli d’Italia difendersi da entrambi, il PD trattare con la vera sinistra senza lasciare da parte Conte e il centro (s)moderato piomberebbe nell’irrilevanza co(s)mica.
“Però, se non si limitano i parlamentari, perderemo stabilità. Guardate la Prima Repubblica!”.
Se già nella Prima Repubblica con partiti strutturati i governi cadevano come mosche, cosa potrebbe accadere oggi con partiti più verticali e leggi elettorali che favoriscono il verticalismo?
Una volta il segretario di partito che avesse voluto sfilarsi dalla maggioranza avrebbe dovuto trattare con i propri parlamentari che avrebbero potuto dire "guarda che noi siamo stati eletti, rappresentiamo la popolazione e secondo noi la maggioranza deve rimanere questa". Oggi che il parlamentare è delegittimato e il segretario decide le liste, chi si opporrebbe al calcolo privato dello stesso segretario?
L’instabilità dei governi origina dal verticalismo dei partiti, non dalla bizzarria dei parlamentari. Chi ha fatto cadere i governi Conte I e Draghi? I governi Letta e l’ultimo Berlusconi? I parlamentari irresponsabili o le manovre di partito?
Non si può prevedere di limitare nei fatti i parlamentari, mentre si rafforza il verticismo di partito. Non si può a meno di non pensare affatto alla democrazia.