Iran-Groenlandia

Le vicende dell’isolotto artico ricolmo di terre “rare” mi danno da pensare che ormai gli Stati Uniti non pensino sia più necessario recitare la commedia della Nato “protettrice” delle “alleate” nazioni europee. La Nato è uno strumento di controllo, lo è sempre stato e sempre le nazioni europee sono state occupate militarmente dai governi americani, timorosi riguardo ciò che l’Unione europea avrebbe potuto fare autonomamente: diventare un rivale economico pericoloso, unito e con diverse opzioni di sottrarsi ai ricatti, dall’alleanza strutturale con la Russia alla collaborazione con Pechino, passando per accordi commerciali con l’Africa per un accesso privilegiato alle sue ingenti risorse. Nulla di tutto ciò è stato realizzato e difficilmente lo sarà. I rapporti con i russi sono andati alla malora, alla Cina rinfacciamo la strategia delle esportazioni aggressive (la nostra degli ultimi 30 anni) e le mire su Taiwan (riconosciuta indipendente dal solo 50% del mondo), mentre loro ignorano i ministri europei in visita e per l’Africa non riusciamo a trovare soluzioni che non siano respingimenti e mazzette o salvacondotti per dittatore e criminali della peggior risma. L’Europa è soprattutto iper-divisa al suo interno, dunque innocua e, se un nemico è inoffensivo, perché perdere tempo con il galateo o soldi per occuparlo? Agli Usa serve la Groenlandia? Basta allungare una zampata. La commedia rimane in piedi nella parte in cui Trump afferma di voler proteggere i groenlandesi dai marziani e Macron risponde che “no, li proteggiamo noi, come abbiamo già fatto con gli ucraini!”. In realtà la commedia è la tragedia di un impero, quello di Washington, non più tale e costretto a difendersi con atti coloniali. Un gioco cinico al quale anche i resti dell’Ue intendono partecipare, proteggendo la Groenlandia come la Nato protegge l’Europa. Dopotutto lo dice da tempo anche Draghi: da adesso in poi i nostri nemici sono tre, Russia, Cina ed Usa. E nella stessa partita a Monopoly tra potenze rischiano di finire annegate le aspirazioni legittime del popolo iraniano. Stamattina sul Corriere è uscita un’intervista ad un premio Nobel per la pace iraniano che propone di ammazzare Khamenei, sospendere ogni relazione diplomatica con Teheran e, dulcis in fundo, reinstallare alla guida dell’Iran i Pahlavi! Cioè coloro i quali hanno spazzato via, nel ’53, ciò che di buono l’occidente ha inventato (laicismo, democrazia, patriottismo) in favore del peggio (dittatura, sfruttamento di risorse altrui, repressione). Quindi bisognerebbe, secondo tale cervellone, riportare l’Iran alle condizioni che portarono alla rivoluzione del ’79, che portò a tiranneggiare sul paese l’odierna teocrazia medievale. Spero di non vincere mai il premio Nobel per la pace, a questo punto.