La Ps(o)eudosinistra
Le vicende del Partito Socialista spagnolo e del premier Sanchez sono utili per l’Italia e per l’Europa. In particolare merita menzione il fatto che Felipe Gonzalez, storico ex segretario del Psoe, abbia suggerito a Sanchez di convocare le elezioni il prima possibile. La stessa cosa desiderata dall’altro storico leader del Partito Popolare José Aznar secondo cui, pur di governare, il centrodestra potrebbe allearsi con gli estremisti di Vox. Sanchez non vuole e non ha torto. I sondaggi e le recenti elezioni regionali suggeriscono che il Psoe verrebbe sconfitto dal Pp alleato a Vox: soltanto un socialista pazzo potrebbe andare al voto proprio mentre la stampa martella il suo governo per un scandalo interno.
Allora, perché Felipe Gonzalez ha proposto al segretario di infilare la testa esattamente nella bocca del coccodrillo? Non è pazzo, è soltanto coerente con la sua cinquantennale storia politica. Dagli anni ’70 si occupa infatti di trasformare la sinistra nella destra o, se non fosse possibile, spalancargli le porte del palazzo. E gli riesce davvero benissimo!
Segretario del partito per ben 23 anni, già nel 1979 ebbe una splendida idea di sinistra: rinunciare al marxismo. Nei cinque anni precedenti si adoperò affinché il Psoe potesse egemonizzare l’area di sinistra. Il Partito Comunista fu cannibalizzato e Partito Socialista Popolare e Socialista Catalano costretti a federarsi al Psoe. Allora propose la rinuncia a Marx che venne inizialmente rifiutata. Gonzalez si dimise, convocò il congresso e venne rieletto con la maggioranza sufficiente per seppellire per sempre Marx.
La fortuna arride agli audaci e, nel 1982, la coalizione di centrodestra Ucd si sfalda, perde il governo e convoca le elezioni nazionali: il Psoe trionfa con la maggioranza assoluta dei voti. Come nel ’86 e ’89. Altra vittoria nel ’93 e Gonzalez fu capo del governo dal ’82 al ’96. A livello interno continuò la politica egemonica inglobando Socialdemocratici e Centristi della peggior specie.
A livello esterno varò una serie di riforme per rendere più moderno il mercato del lavoro, sostenibile il sistema pensionistico e aumentare la produttività. Questa politica causò enormi tensioni con il sindacato finché il segretario lo accusò apertamente di “espandere l'economia a spese dei lavoratori”. Soliti sindacalisti. Infine si rimangiò prontamente la promessa di non portare la Spagna nella Nato.
Nel 2000 il Psoe elesse un nuovo segretario, José Zapatero. Al governo dal 2004, produce una quantità industriale di leggi per i diritti individuali: adozioni e matrimoni omosessuali, aborto, divorzio, cannabis, eutanasia, generalità per transgender e diritti per le scimmie antropomorfe. Poi, l’ossessione per le regole: parità di genere, fumo, modelle magre, panini grassi, pubblicità sexy, gomme masticabili, siesta, immigrazione, monumenti storici.
Regola tutto, tranne il mercato. Alimenta, con incentivi e sgravi fiscali, la pericolosa bolla del settore edilizio, giunta a rappresentare l’11% del pil e poi esplosa nel 2008. Stessa ricetta per il settore auto, imbottito di sovvenzioni in cambio di investimenti spesso rimandati dalle case produttive. Cede poi al mito per cui un paese diviso e poco abituato alla concorrenza avrebbe giovato dalla concessione di autonomie locali in base a competenze e investimenti pianificati.
Il punto è che anche la sinistra spagnola ha finito per abbracciare una visione sempre più individualistica della società. La solidarietà keynesiana è stata progressivamente sostituita dalla libertà di mercato. Alla centralità della classe operaia si è sostituita quella delle minoranze identitarie, all’obiettivo della piena occupazione quello della tutela della concorrenza. La politica ha smesso di essere uno strumento per trasformare la realtà e si è trasformata in terapia per renderla più sopportabile.
Il futuro d’Europa sarà giocoforza legato al recupero di una solidarietà tra nazioni che è patrimonio storico della sinistra politica, del socialismo democratico e del liberalismo riformato di Keynes. La sinistra europea pare aver eletto a nuovo faro quel Pedro Sanchez rinnegatore di Gonzalez, ma non di Zapatero. Sanchez è molto più interventista della vecchia guardia del Psoe (tasse sulle banche, tetto ai prezzi del gas, aumento del salario minimo), tuttavia non è tornato al socialismo dei lavoratori, ma a un intervento di mercato.
Sotto la sua guida la Spagna ha saputo ottenere importanti vantaggi, soprattutto nel settore energetico. In realtà questi risultati vengono utilizzati in funzione della politica interna. Se Sánchez proponesse di condividere con il resto d’Europa tecnologie, infrastrutture e capacità energetica per favorire l’autonomia del continente, il suo governo cadrebbe all’istante.
La solidarietà richiede cooperazione tra nazioni e classi sociali. La sinistra di governo l’ha sostituita con una competizione regolata tra individui. La sinistra radicale, da Mélenchon a Wagenknecht, non punta a costruire un’autorità europea capace di riequilibrare il continente, ma a rafforzare lo Stato nazionale affinché possa liberarsi dei vincoli esterni e spendere in deficit.
In entrambi i casi, la solidarietà finisce per arrestarsi al confine nazionale. Ed è proprio lì che comincia il problema dell’Europa contemporanea.