Meglio così
Due, solamente due, osservazioni referendarie.
Intanto, per il sistema dei partiti attuali e i rapporti interni alle coalizioni cui partecipano (perché, ovvio, il collega di lavoro è il primo termine di paragone e nemico da tenere sotto controllo), l’aumento dell’affluenza non è desiderabile. Anche una percentuale del 60%, alta per un referendum, modesta per le politiche, potrebbe rivelarsi un’onda poco gestibile, in grado di terremotare una “spartizione d’influenza” la cui costruzione richiede molto tempo e impegno.
Dunque non credo sia lecito attendersi da parte di governo e opposizione concreti provvedimenti contro l’astensione, oltre alla solita retorica vuota sull’importanza di scegliere.
Soprattutto, questo referendum non s’avea da fare.
Il presidente del consiglio ha rilasciato dichiarazioni rivelatrici. “Abbiamo sostenuto la riforma perché era nel nostro programma di governo” e “abbiamo rimesso la scelta ai cittadini”. In realtà è proprio l’aver sostenuto una riforma costituzionale come un qualsiasi punto del programma elettorale ad aver costretto cittadini normali, con tutt’altre preoccupazioni, ad improvvisarsi giuristi. Se il governo avesse accettato la dialettica parlamentare, dando l’impulso, ma tenendosi fuori dal processo legislativo, senza dettarne forzatamente i tempi e farne punto d’orgoglio, forse si sarebbe potuto approvare il provvedimento con la maggioranza necessaria ad evitare il referendum.
Sono stati eliminati in un colpo solo 1300 emendamenti delle opposizioni e questo sarebbe il problema minore, dato che la gran parte di questi erano strumentali, per allungare i tempi. Il guaio è che il governo ha rifiutato di dialogare anche con la propria maggioranza. Non solo Nordio ammise al Corriere di aver risposto alle obiezioni dell’opposizione con un libro in quanto in parlamento “si sarebbe andati alle calende greche” e “non ci sarebbe stato tempo per l’altra riforma, sul premierato”. Non è ancora questo il massimo della gravità.
Quando ai primi di gennaio 2025 alcuni deputati di Forza Italia proposero di sorteggiare soltanto la parte togata del Csm, Nordio s’incontrò direttamente col capogruppo forzista Barelli. Finito il colloquio, la proposta venne subito ritirata. Indicative le motivazioni del ministro della giustizia: ”Abbiamo dovuto ricomporre la dialettica interna perché il provvedimento deve essere blindato… eventuali correzioni porterebbero a uno slittamento di quella che per noi è la madre di tutte le riforme… questi emendamenti saranno gestiti in un altro modo”.
Ricomporre la dialettica è formulazione degna di Breznev, Novotny o Ulbricht, roba da Politburo.
Blindare, madre di tutte le riforme, slittamento, non ci sarebbe stato tempo, calende greche: questo significa politicizzare una riforma costituzionale, credere che la democrazia sia la fedele applicazione di un piano quinquennale. Una tendenza che viene da lontano, a cui occorre ribadire il NO.
Il governo aveva già previsto il referendum. È lì che l’ha perso.
Chiarificatrici sulla reale portata della riforma furono le parole, sempre di quel gennaio, di Paolo Sisto, storico di Forza Italia e vice di Nordio, messo dal suo capo nella scomoda posizione di dover difenderne l’operato senza rinnegare il proprio partito. Cito dal sito Ansa: i parlamentari, osserva, "sono eletti dal popolo e, come tali, avrebbero titolo a individuare direttamente la componente politica del Csm". In ogni caso, incalza, "abbiamo stimolato una compiuta riflessione sul tema".
Insomma, gli stessi membri di Forza Italia riconobbero come effettivo potere di un qualsiasi gruppo di persone il potersi dare una rappresentanza. Infatti è da questo partito che proveniva l’idea di sorteggiare soltanto i magistrati del Csm e non anche la sua parte politica.
Evidentemente perché lo scopo principale della riforma era di rafforzare la parte politica del Csm ai danni della togata. Altro che Vassalli, Tortora, il giusto processo, il giudice terzo…
La proposta dei forzisti avrebbe reso lo scopo troppo palese. E come avrà mai fatto Nordio a convincere Barelli? Cito dal sito Ansa: Nordio, spiega FI in una nota, avrebbe assicurato che le modalità di elezione dei componenti del Consiglio Superiore della Magistratura saranno trattate con una legge ordinaria successiva alla riforma.
Cioè: “Tranquilli, imponiamo il sorteggio per tutti. Ad annullare quello per i politici penseremo dopo”.
E per fortuna non ci potranno pensare più.