USA forza quattro
Gli Stati Uniti hanno dato un’altra meravigliosa prova di sé, militare, diplomatica, politica ed economica.
Militarmente non sono riusciti ad ottenere l’obiettivo prefissato. In Iran non è stato compiuto alcun cambio di regime, la teocrazia se ne sta ancora abbastanza salda, forse anche più di prima della Furia Epica, a Teheran. L’esercito più forte del mondo non è riuscito ad infliggere una sconfitta strategica ad un nemico dimostratosi abile a sfruttare la propria inferiorità ed ad individuare quelle altrui. Quattro giorni di guerra sono bastati agli Usa per consumare ingenti scorte di munizioni costosissime e difficilmente rimpiazzabili con ritmi di produzione da tempo di pace. Con dei droni da 50mila euro, gli iraniani hanno consumato il 16% degli intercettori americani da 3 milioni di euro l’uno. Il 32% delle grosse bombe gbu-57 (altri 3 milioni l’una) non sono state sufficienti a ribaltare i pasdaran, né a distruggere le capacità nucleari del regime. Cifre dell’americano Fpri, parole di Rafael Grossi della Aiea. La strategia iraniana ha inoltre dimostrato un potenziale vantaggio degli Usa (le 750 basi militari sparse ovunque) essere una reale debolezza.
Diplomaticamente hanno bloccato ogni speranza di accordo pacifico sul nucleare iraniano ed implicitamente invitato la restante manica di dittature al governo della parte più popolosa del pianeta ad accelerare i loro programmi atomici o condividerli. Soprattutto si sono definitivamente sputta… screditati agli occhi di chi è attualmente invischiato in trattative inconcludenti con loro direttamente o nella veste di mediatori. Non so cosa possa essere rimasto in piedi dell’idea di soft power, anzi, ulteriori elementi di questo tipo di penetrazione ideale saranno visti sempre più come preludio alla sottomissione materiale. Per finire, il palese disprezzo di regole internazionali e valori come libertà e democrazia, autodeterminazione e diritti umani, causerà il definitivo rigetto degli stessi da parte di popoli che vi aspiravano. L’universalità di questi valori era forse una bugia migliore della loro verità relativa, stabilita in un periodo nel quale recavano vantaggio all’impero di Washington.
Politicamente si stanno mostrando sempre più incapaci di fare pace con loro stessi. La tensione tra le ferite di trent’anni di globalizzazione selvaggia e l’incapacità di rispondervi come si dovrebbe, con politiche fiscali realmente distributive, è sempre meno controllabile da narrazioni vittimistiche (dazi) e promesse di rinascita. Figurarsi a cosa potrebbero servire guerre improvvisate proprio in Medioriente, proprio a fianco di Israele, proprio dopo il caso Epstein. Le prerogative di separazione tra poteri ed istituzioni, la base della democrazia liberale, si stanno trasformando in faglie incolmabili: Fed, Corte Suprema, Congresso, Governo: ognuno va in ordine sparso. Tale separazione non è di per sé un male, non credo sarebbero preferibili alternative nel quale il potere governativo può imporsi sugli altri. Ma ci vogliono leadership lungimiranti per evitare spaccature definitive. Fratture che rendono sempre più arduo definire una strategia politica per un mondo multipolare, senza il dollaro al centro.
Economicamente l’operazione nel Golfo persico, necessaria in quanto l’Iran stava da troppo tempo riuscendo a sottrarsi al privilegio del dollaro, non fa che metterlo ulteriormente in discussione (il debito pubblico americano in mani cinesi, ad esempio, è da anni in diminuzione). I dittatori hanno imparato altre due importanti lezioni. Gli Usa sono terribilmente legati alla stabilità dei mercati: sono questi a stabilire quanto potrebbe combattere l’esercito più potente del mondo, non i generali, i marines o la sofisticatezza delle armi. Ne consegue che un dittatore disposto a svendere le risorse del suo popolo pur di essere lasciato libero di tiranneggiarlo, troverà sempre asilo in America. È accaduto esattamente questo nel nuovo/vecchio Venezuela di Delci Rodríguez e questo vorrebbe Trump dalla Cuba di Diaz Canel. Potrà ottenerlo dal regime degli ayatollah? Anche dopo aver dimostrato loro che la guerra riesce a sedare le rivalità tra le infinite etnie persiane? Anche dopo aver fatto pienamente comprendere loro la potenza di cui dispongono potendo strozzare Hormuz?