Non capisco l'iTajano

Per Tajani la Russia minaccerebbe la stessa democrazia europea che l’ideologia della crescita ha già massacrato da un pezzo. Negli anni ’90 per il modello capitalista, dell’economia di mercato, era facile promettere la sequenza per cui la libertà avrebbe comportato efficienza e crescita, dunque benessere diffuso e un’ulteriore conquista di libertà. Allora era naturale un pensiero del genere e proprio in quel periodo l’Europa subì una profonda ristrutturazione, tanto a ovest (zona della comunità europea originale) quanto a est (zona liberata dal collasso sovietico). A occidente nacque l’Unione europea per come la conosciamo oggi. Un’istituzione basata su regole (indipendenza della Bce, stabilità dei prezzi, disciplina fiscale, liberalizzazioni di mercato) volte a creare uno spazio comune regolato da concorrenza e mercato. All'interno e verso l'esterno, visto che l'Unione ha attirato flussi di immigrazione regolare, incaricato delle forniture energetiche soggetti discutibili (Libia, Russia, Golfo), firmato accordi di libero scambio con altre aree del mondo, appaltato la difesa alla Nato, mentre i capitali europei fluivano verso Wall Street, esternalizzato produzioni e inteso la Cina una fabbrica per mantenere bassa l'inflazione. Insomma, l'UE è una creatura improntata al liberalismo in nome di efficienza, benessere e ulteriore liberalismo. A oriente avvennero PRIMA una violenta transizione dall’economia pianificata a quella di mercato e POI l’allargamento dell’UE. Si dice spesso che fu una questione duplice e cioè quella di portare la democrazia agli stati ex sovietici e quella di rispettare la volontà di quegli stessi paesi. Democrazia e volontà, dunque. Per quanto riguarda Polonia, Cecoslovacchia, Ungheria e Slovenia si tennero dei referendum e, a votare per l’adesione, furono professionisti e imprenditori, studenti e liberali, giovani e cittadini, di reddito medio-alto e di centrosinistra. Operai e contadini, poco istruiti e religiosi praticanti, over-70 e abitanti di villaggi, redditi medio-bassi e votanti di centrodestra disertarono le urne. Non parteciparono alla democrazia. Perché gli elettori di queste fasce popolari non hanno detto la loro riguardo una cosa di capitale importanza? Perché oggi, nel 2026, la sinistra prende i voti da chi volle l’Europa e non dagli operai, dal mondo agrario, dai redditi bassi? Quando lo Stato si ritira di colpo, nel nome dell’efficienza di mercato, quando s’instaura un sistema dell’alternanza che non discute mai il dogma della crescita a tutti i costi, chi non è nelle condizioni di approfittarne resta indietro. Perde dei diritti. E non partecipa maggiormente alla discussione politica per riconquistarli, ma la abbandona del tutto. Non si cura più della democrazia. I referendum furono tenuti dopo l'applicazione di un modello economico in sintonia con la nota sequenza sulla quale era sintonizzata la stessa UE. Tale modello, lo testimoniano le percentuali di affluenza (54% medio) e la composizione dei votanti, aveva già distorto la democrazia. Oggi, voglio arrivare a dire, l'Europa sente la propria democrazia minacciata dall'esterno. Da potenze ostili (Russia e Cina), da potenze amiche (Usa), dalla pressione migratoria e dalla convivenza con culture dissimili, la manifattura soffre, le catene di rifornimento energetico e le vie commerciali sono vulnerabili, le necessità difensive faticano ad essere conciliate con le esigenze sociali, tra gli stati membri e all'interno degli stessi la solidarietà latita e le tensioni crescono, come gli elettori che si astengono o votano partiti estremisti. Nel frattempo la crisi climatica richiede soluzioni urgenti e comuni sempre più difficili da elaborare. Buona parte di questi problemi derivano proprio dalla famosa sequenza, la quale prometteva un balzo in avanti di libertà, benessere diffuso, sicurezza, stabilità e democrazia. I nemici sono esterni, ma la loro origine è interna al funzionamento dell’UE. Un sistema costruito per rendere la democrazia più stabile attraverso l'efficienza può produrre condizioni che rendono la democrazia più instabile.