Premio Nobel!
Credo sia bambinesco considerare lo scoppiare di una guerra e la sua conclusione una questione tra chi vuole la pace e chi la guerra; nessun guerra è mai scoppiata perché uno dei contendenti ha deciso di attaccare l’altro di punto in bianco; nessuna pace è mai stata siglata per la voglia di uno dei contendenti di perseguirla: quando ad una guerra segue l’accettazione di una pace tra i contendenti, agevolata e e garantita da parti favorevoli ad entrambi, è perché gli interessi di tutti trovano modo di essere tutelati.
Credo sia romantico considerare l’avverarsi di una pace tra entità statali come frutto della capacità oratoria di un singolo di convincere tali entità a trascendere gli interessi causa della guerra; più probabile è che un rappresentante di un ente statale non coinvolto possa far notare ai coinvolti la possibilità di tutelare i loro interessi (senza danneggiare i propri) smettendo la guerra.
Credo Trump, i paesi arabi moderati, Arabia Saudita e Qatar, l’Iran e la Turchia abbiano visto la continuazione della distruzione di Hamas da parte di Israele più dannosa per i propri interessi della sua interruzione: ciò li ha convinti a pressare e persuadere Netanyahu ed Hamas riguardo i loro interessi.
Credo sia verosimile la notazione di Domenico Quirico secondo cui sono stati garantiti adeguatamente gli interessi tanto di Netanyahu e di Israele, quanto di Hamas: il premier sfrutterà il rilascio degli ostaggi, senza che Israele abbia dovuto rinunciare a nulla (potrà ricominciare la guerra quando vuole e lo Stato di Palestina resta utopico); i miliziani hanno già trascinato Israele nella loro guerra santa, restano l’unica certezza politica di Gaza (Lucio Caracciolo), sono stati legittimati dagli Usa e possono trattare senza le bombe in testa.
Credo Trump si sia tolto un peso per la sua base politica, abbia aumentato il suo prestigio personale e potrà partecipare con le sue fortune alla ricostruzione della Striscia, come Qatar ed Arabia, mentre la Turchia potrà limitare lo strapotere israeliano nella sua zona d’influenza: accontentati tutti, questo ha fatto Trump, altro che “luce che squarcia le tenebre” secondo Meloni e “miracolo” secondo Salvini.
Credo sia ridicolo affermare, come Salvini e Meloni, che mentre Trump costruiva la pace la sinistra pensava a spaccare le piazze: chi avrebbe avuto più possibilità di agire per la pacificazione tra il presidente del paese più potente del mondo e dei privati cittadini armati di striscioni?
Credo sia imbarazzante per i governi europei doversi trovare a spiegare sia coerente sostenere la pace a qualsiasi costo, anche la cessione della sovranità sulla propria terra ad un organismo straniero, per quanto riguarda Gaza e sostenere la pace a precise condizioni per quanto riguarda l’Ucraina, anche dovesse costare la vita di civili innocenti.
Credo sia chiaro alla luce di tutto ciò come la tregua in Ucraina non sia ancora nell’interesse di tutti i contendenti: non è ancora arrivato il tempo dei miracoli.