Pace con gli interessi
Sappiamo tutti che gli Stati Uniti hanno un problema di debito verso l’estero, simile a quello della Francia: importano troppi beni che non producono più e sono ormai andati i bei tempi in cui i dollari potevano essere stampati senza problemi ed i titoli del debito americano erano più ricercati dell’oro.
Ora, se io non avessi modo di rafforzarmi, dovrei, in un mondo competitivo, provare ad indebolire i miei avversari. Le armi potrebbero essere due: imporre dazi ai paesi da cui importo troppo o creare dei guai agli stessi paesi, magari sfruttando delle tensioni latenti tra quelli ed altri paesi miei rivali. La differenza tra Trump e Biden è formalità: mentre Trump è un buzzurro, offende gli alleati platealmente e ne provoca su twitter i nemici, Biden era più sagace, scatenava guerre tra rivali simulando empatia per gli alleati che, distratti, non si accorgevano dei dazi.
L’unica situazione in grado di mandare in crisi i rapporti tra Europa (non Ue) e Russia era quella ucraina. Guarda caso Putin è uscito di senno decidendo di tuffarsi nella trappola del Donbass al momento giusto, che colpo di fortuna! Su questo ho già espresso fino alla nausea la mia opinione: la vera guerra per procura innescata dagli Usa riguarda Europa e Russia. A pagarne le conseguenze sono ucraini, russi ed europei, assoggettati da regimi differenti fra loro come Trump e Biden.
Se attuassi tale strategia dovrei, in un mondo competitivo, aspettarmi lo stesso atteggiamento da parte dei miei rivali. Prima del 7 ottobre, era bell’e fatto il corridoio IMEC: un canale commerciale, alternativo alla via della seta cinese, a connettere India, Emirati Arabi, Arabia Saudita, Giordania, Israele ed Europa. I paesi scontenti furono in primis Iran (circumnavigato) e Qatar (in disaccordo con l’Arabia ed Israele), ma anche Turchia (punta molto sulla Cina) ed Egitto (temeva di perdere introiti del canale di Suez).
L’unica situazione in grado di mandare in crisi l’IMEC era quella palestinese, guarda caso riaperta dalle stragi di Hamas prima ed Israele poi. Se dopo due anni la pace viene firmata da Trump in Egitto, mediata da Turchia e Qatar ed accettata dall’Iran, la mia opinione è la seguente.
Netanyahu e Trump (e Biden) hanno in questi mesi “sistemato” la questione palestinese (devastando Gaza ed impoverendo al massimo i civili), azzoppato seriamente le capacità militari iraniane e ricompensato adeguatamente Qatar (alleato agli Usa come un membro NATO o quasi), Turchia (presente in Siria e a Gaza, vicino a Tel Aviv) ed Egitto (padrone di casa delle trattative). Hamas è stato trattato da interlocutore alla pari ed Israele potrà rigenerarsi dopo una guerra estenuante. Questa è la pace degli interessi.
Gli interessi americani sono concausa della fine della guerra in Medioriente e della continuazione della guerra in Ucraina. Non c’è nessun miracolo, si tratta di rapporti economici.
L’Unione europea, fa male scriverlo, conferma la sua natura sorpassata di apparato di assoggettamento delle economie nazionali del vecchio continente alle esigenze americane, ritenute le più importanti. Peccato siano finiti gli anni ‘90. Contro la Russia sono state emanate sanzioni tali da spazzare in qualche mese trent’anni di relazioni commerciali, mentre ad Israele è stato lasciato campo libero nella distruzione di un popolo ed i bombardamenti sull’Iran sono stati salutati come benefico “lavoro sporco al posto nostro”.
Italia e Germania, i due sconfitti, hanno lavorato alacremente per proteggere la macelleria israeliana, denunciando Putin come pericolo esistenziale e bloccando ogni progetto di apertura alla Cina. La Francia sta venendo costretta ad ingoiare il boccone amaro della sovranità limitata dai mercati e la Grecia fu a suo tempo colpita dalla Troika per educare i possibili emuli. Quattro paesi gloriosi sono stati sottoposti alla tutela dei Baltici e subiscono rimproveri morali da Polonia ed Ucraina, che non vedono l’ora di trascinarci in una marcia della morte nella steppa.
È un incubo e purtroppo non sto dormendo.