Socialismo moderato

Dunque, il capitalismo poggia su due colonne portanti: la sottodimensione e l’anticipo. Se la domanda per il prodotto X fosse di 100 pezzi l’anno, l’impresa si darebbe una dimensione tale da produrne 99: mai 100, per mantenere viva la richiesta. Così nasce la disoccupazione. Se il signor Y volesse portare il suo capitale da Z a Z+1, lo userebbe per comprare strutture e assumere personale, dicendo: “Io metto il valore, voi lavorate per restituirlo, con un piccolo interesse”. Così nasce il debito. Nell’ambiente borghese (piccola impresa, banche, fondi di investimento e risparmio, politica liberale e di destra) due idee sono ritenute eretiche: 1) che lo Stato possa garantire la massima occupazione e 2) che lo Stato possa creare del capitale da investire. Chi lo sostiene è pazzo o comunista o entrambi, e ci credo: se tutti hanno un lavoro, nessuno ha bisogno dell’anticipo di capitale. Quando però il meccanismo di disoccupazione e debito si inceppa, allora il capitalista diviene il primo comunista e chiede allo Stato di sistemare le cose. Creando capitale e lavoro, salvando banche, assumendo tramvieri, costruendo strade: sanate le eresie con un giubileo contabile. Quando il motore riparte e sarebbe ora di cambiare marcia, allora arriva puntuale il politico che “dobbiamo sistemare i conti”. Troppo debito, troppa inflazione, troppe spesa sociale e poi perché lo Stato si dovrebbe impegnare per gli scansafatiche? E chi paga? Noi, con il troppo debito e… e riparte il disco! Le uniche cose ad essere “troppo” sono: 1) alte, le pretese dei lavoratori (perché devo lavorare così tanto, per produrre ciò che non serve? Perché vuoi guadagnare 10, se basta 5? Con la differenza rifai i nostri bagni, o la tua seconda casa?) e 2) basse, le possibilità di ricatto (mi licenzi? Ed il tuo capitale investito?). Quindi non c’è alcun conto in disordine, è solo l’ordine secondo cui il qualcuno “presta il capitale” a chi “deve farlo rendere” a dover essere ripristinato. Occorre ristabilire la distanza sociale tra chi ha molto e chi nulla. In realtà andrebbe instaurato un ordine diverso, socialista moderato, che mitighi, riorienti e distribuisca le rendite e permetta ai lavoratori di partecipare alla definizione di obiettivi di vendita, prezzi, regole di produzione ed ai guadagni aziendali; senza negare proprietà privata di mezzi di produzione, iniziativa economica e concorrenza. Direi che è quasi impossibile, ma sarebbe bello iniziare a non accettare la pressione morale innestata sulle fondamenta del capitalismo: Briatore sbaglia, è lui ad aver bisogno dei poveri o il suo capitale non frutterebbe; il lavoro non è una concessione, ma un diritto; le tasse non sono un furto, ma una restituzione; l’austerità non sistema i conti, ma ribadisce chi comanda… …e vedere cosa succede. Tutte le posizioni politiche altre dal socialismo moderato possono ambire al massimo al ruolo di inconsapevole giustificazionismo dei rapporti di subordinazione vigenti.