Struttura e sovrastruttura
“Non è la coscienza degli uomini che determina il loro essere, ma è, al contrario, il loro essere sociale che determina la loro coscienza”.
Con questa frase davvero affascinante Marx vuole dire che non sono le idee, le istituzioni ed il pensiero politico a determinare la vita materiale delle persone. Al contrario, è la vita materiale delle persone a orientarne le idee, il pensiero politico e di conseguenza le istituzioni che le governano.
La struttura (produzione e distribuzione di beni e ricavi) determina la sovrastruttura (politica, religione, filosofia, morale…).
Una nazione in posizione di vantaggio, tenterà di conservarla il più possibile. Ciò scatenerà tensioni violente esterne (con chi proverà a cambiare la situazione) e, più pericolose, interne, perché le condizioni alla base di tale vantaggio (rapporti di proprietà, gerarchia sociale, salari…) diverranno insostenibili e di ostacolo al progresso.
La pressione costante distruggerà qualsiasi resistenza, fino alla rivoluzione.
Ed ogni rivoluzione è già restaurazione, il nuovo assetto getterà di per sé le tensioni di cui sopra.
Ogni cosa che nasce prepara in quel momento preciso la propria morte.
Nel ‘600 gli olandesi erano padroni dei mari ed il giurista Ugo Grozio elaborò la concezione giuridica della libertà di navigazione; dopo la guerra del ’14-’18 gli americani erano in posizione di forza ed il presidente Wilson propose riforme multilaterali, di democrazia da diffondere; le stesse riforme di cui si parlò negli anni ’90, libertà e diritti umani da esportare verso i popoli oppressi nel rispetto del diritto internazionale.
Libertà, democrazia, internazionalismo e pure patriottismo e disciplina militare non sono affatto sviliti dalle loro origini economiche, ma è bene non dimenticarle mai.
Oggi il nazionalismo dalle tinte imperiali russo-americano è la risposta politica naturale a situazioni economiche diverse, ma molto simili. Se gli Usa non possono più permettersi importazioni e spese militari infinite, la Russia non poteva rimanere esclusa dal mercato ucraino e ritrovarsi la Nato sotto casa.
Il nazionalismo è la risposta tipica di Stati che scontano difficoltà di produzione (deindustrializzazione), sofferenza della classe media, élite insicure. E non soffrono crisi di manifattura e classe media, gli Usa? E non temevano la perdita del controllo del mercato europeo, le élite del gas russo?
Il multilateralismo, le regole internazionali ed il libero mercato fanno comodo a chi vuole consolidare vantaggi commerciali o rimpiange i bei tempi andati. E non vanta enormi capacità di esportazione, la Cina? E non si è mostrato nostalgico nel suo ultimo discorso per ciò che l’Italia è riuscita a costruire mentre i più forti erano gli Usa, Mattarella?
Il militarismo non è per nostalgici. È per realisti duri che si accorgono di aver perso il primato economico e di aver bisogno di un mezzo rapido per contenere la crisi occupazionale e disciplinare la popolazione rabbiosa. Cosa c’è di meglio di un nemico da affrontare insieme, con un esercito da ricostruire? E non è ciò che propongono Macron, Merz e Meloni per il futuro europeo?
E non fu un mix di nazionalismo imperiale, nostalgia vendicatrice e militarismo esasperato a far detonare le due più grandi guerre della storia?