Su Crans-Montana

Sembrerà di cattivo gusto speculare su di un evento del genere, ma se non si potesse analizzare nemmeno una strage per il suo significato sociale, allora le cose non cambieranno mai: accetto il rischio di passare da freddo scienziato sociale, meglio che preservare una certa immagine con una di quelle affettate frasi fatte buone per i prossimi funerali. Non ho la sciocca ambizione di salvare il mondo, solo cerco, anche per egoismo, di non lasciare conti aperti con il “non detto”. Ben vengano per questo le critiche. Mi sembra un ottimo esempio, il catastrofico incendio, di relazioni economiche sulle quali si instaurano narrative poco veritiere, ma capaci di conseguenze assolutamente reali e dannose. Il fatto dei controlli che si devono fare, ma non si fanno, che devono entrare al massimo 100 persone, ma va bene 200, rimanda più a Napoli che alla Svizzera. Secondo me già questo sarebbe un buon argomento per evitare inutili razzismi tra popoli, ma perché nell’immaginario collettivo uno svizzero è più affidabile di un napoletano? La Svizzera è un paradiso fiscale e ciò significa rappresentare un porto sicuro per gli avventurieri del capitale, lanzichenecchi senza patria, che vi si trasferiscono togliendo risorse ai loro paesi. I paradisi fiscali sono deprecati a parole da tutti, ma tutti sanno che sono necessari al ciclo economico soprattutto se i capitali sono facilmente trasferibili. Gli svizzeri sono pochi e con poche tasse il governo eroga buoni servizi. Se dovesse essere necessario un indebitamento pubblico in caso eccezionale, non ci sarebbero problemi, dato che il paese svetta nelle classifiche di rating (che valutano la capacità dello Stato di rifondere un debito, non di generare benessere e redistribuirlo). Dunque è abbastanza ipocrita dire che tra un napoletano e uno svizzero il ladro è di certo il primo. Poi, al tg ci si lamenta perché in Svizzera il massimo della reclusione è 20 anni. Allora scatta la diatriba tra chi “in Italia certe cose non succederebbero, da noi non si scherza!” e chi “in Svizzera si che sono civili, leggono Beccaria!”. Ma è perché gli svizzeri sono bravi e temono la prigione più degli italiani? Gli italiani sono degli scialacquatori impenitenti, mentre gli svizzeri risparmiatori incorruttibili? In realtà loro sono pochi, compatti e abituati da secoli a regole morali consolidate perché, chiusi alle migrazioni massive cui è naturalmente esposto un paese come l’Italia, non entrano in contrasto con altre culture. E per i motivi di cui sopra lo Stato assiste molto e smorza di conseguenza le tensioni sociali. Forse per quel tipo di società che è la Svizzera pene modeste sono più che sufficienti a mantenere l’ordine. Però è un tipo di società reso possibile da un ordine non molto equo. L’ordine svizzero funziona perché esclusivo, protetto e non può essere replicato senza replicare le stesse caratteristiche e continuare ad approfittare delle disuguaglianze (artificiali) tra popoli ricchi e poveri. Cosa centra questo discorso con quanto accaduto? L’ho chiesto alla IA: “Quando un ordine sociale funziona grazie a stabilità e disuguaglianze esterne, le regole di sicurezza smettono di apparire come barriere necessarie e diventano limiti teorici, superabili finché nulla accade. La catastrofe non nasce dalla trasgressione, ma dalla sua lunga normalizzazione”.