Svizzero? No, Tajani!

Il ministro Tajani non perde mai, davvero, l’occasione di mostrarsi per il populista, nel senso peggiore, qual è. Saputo della scarcerazione su cauzione di Moretti, si è messo a sparare a palle incatenate sul più facile dei bersagli (non credo sia facile trovare, tra gli italiani medi, qualcuno che non provi una certa stizza verso la Svizzera) ed addirittura ha richiamato l’ambasciatore italiano che, cosa centri con la decisione di un giudice elvetico, soltanto lui lo sa. Ovviamente il titolare degli esteri ritiene troppo leggere le pene del codice di Crans-Montana e, visto che in Italia una tragedia simile non sarebbe potuta accadere, il segreto dev’essere proprio quello, la severità delle leggi nostrane e la certezza dei più gravi supplizi per comportamenti tanto indegni. Dimentica, Tajani, che un servizio del Tg5 di pochi giorni dopo il rogo di fine anno ha mostrato una carrellata di controlli sulla sicurezza in alcuni locali italiani nei quali se ne sono viste di cotte e di crude, tra incendi miracolosamente domati e gente stipata in sgabuzzini dove sarebbe stato più semplice trovare il bosone di Higgs che un’uscita d’emergenza. Ma l’operazione del ministro è anche più sottile e dannosa. Anche un bambino infatti capirebbe l’uguaglianza tra svizzeri ed italiani: non è che gli svizzeri abbiano paura della prigione più di quanta ne abbiano gli italiani. Il discorso è che per mantenere l’ordine (altra cosa è la giustizia) all’interno della società svizzera bastano leggi meno stringenti di quelle italiane. Con un ragionamento di questo tipo Tajani dovrebbe andare oltre, spiegare perché ci sia questa differenza tra due paesi confinanti; se l’Italia necessiti di pene gravi in quanto crocevia naturale tra popolazioni e culture che lì s’incontrano e scontrano generando tensioni gestite in modo discutibile; se in Svizzera non ci sia questo problema in quanto si tratta di un paradiso fiscale, abitato da una comunità omogenea, meno esposta al confronto con usi e costumi diversi da quelli cui i cittadini sono abituati da generazioni. Toccherebbe tirare in ballo questioni sociali, di politica economica internazionale, di relazioni economiche tra Europa e Nordafrica, di tassazione dei patrimoni e di tolleranza per i porti franchi del capitale. Meglio nascondere tutto sotto il tappeto della responsabilità dei Moretti, i cattivoni della faccenda che facevano la vita da nababbi con una montagna di edifici ipotecati e macchinoni in leasing (perfettamente svizzero!). Protesti pure, Tajani, d’altronde ricordiamo tutti le sue proteste vibranti quando a Berlusconi furono concessi i servizi sociali o quando quel sant’uomo di Almasri fu scortato a casa dal nostro governo.