Viva il Parlamento Europeo!
IPOTESI
Ipotizziamo l’Europa riesca a produrre molte ciliegie (prodotti lavorati, tecnologici e servizi informatici), ma sia scarsa di pere (prodotti agroalimentari e materie prime).
Ipotizziamo il Sudamerica sia abbondante di pere, ma del tutto sguarnito di ciliegie.
Ipotizziamo l’Europa ostacoli le esportazioni di ciliegie quanto il Sudamerica quelle di pere.
Ipotizziamo il Sudamerica ostacoli le importazioni di ciliegie quanto l’Europa quelle di pere.
TESI
Mentre ai cittadini di entrambi i paesi converrebbe equilibrare i settori ciliegia-pera, ai governi di entrambi i paesi conviene intensificare lo squilibrio ciliegie-pere.
E chiamarlo “accordo di libero scambio”.
DIMOSTRAZIONE
“Equilibrare” significa nella pratica imporre tasse aggiuntive al settore ciliegie e con il ricavato (più la giusta dose di spesa pubblica) incentivare il settore pere e riqualificare per quest’ultimo i licenziati dalle compagnie ciliegiaie.
I produttori di ciliegie avranno però delle azioni di giornali, tv e media; dei legami con la parte moderata dei sindacati; dei favori da riscuotere verso i partiti a sostegno del governo e la riconoscenza dello stesso per non aver spostato le fabbriche all’estero e comprare quote rilevanti del debito pubblico.
I cittadini e gli operai, scettici verso l’impegno dello Stato, non saranno felici di sentir parlare di licenziamenti oggi in vista di un nuovo lavoro e del benessere sociale domani.
Considerando ciò e: la teoria dei vantaggi comparati (ogni paese deve specializzarsi nelle produzioni per le quali è più competitivo); il sistema economico internazionale attuale (penalizzante solo per chi importa troppo) ed il ruolo di valuta di riserva mondiale del dollaro (ne rende necessaria l’accumulazione), la conclusione più logica risulta essere la seguente.
Il governo europeo preferisce, anziché penalizzare gli esportatori di ciliegie e favorire il settore delle pere, cercare altri governi disponibili a fare invadere il proprio mercato di ciliegie in cambio della possibilità di fare altrettanto con le proprie pere.
Il risultato viene definito “accordo di libero scambio” ed è quel tipo di trattativa cui sono costretti due individui con le mani talmente ficcate nelle tasche l’uno dell’altro da non riuscire a fregarne un terzo.
Il governo sudamericano ha accettato l’offerta europea del libero scambio di squilibri.
CONSEGUENZE
Di conseguenza uno squilibrio interno tra ciliegie e pere non viene condiviso tra Europa e Sudamerica in modo che europei e sudamericani possano accedere alle quantità necessarie di frutti diversi al giusto prezzo.
Per non perdere voti e potere di spartire laute prebende, i governi riversano le produzioni eccessive all’esterno, verso mercati vergini e per qualche tempo il gioco funziona.
Loro passano per amanti del “libero mercato anticomunista”, garanti di “spirito imprenditoriale e posti di lavoro” e poeti dell’”eccellenza della ciliegia/pera”.
Quando i rispettivi mercati saranno saturi e le rispettive economie saranno ancora più legate ad una singola produzione, sarà il momento delle elezioni!
RIMEDI
Tale è la natura di accordi come quello tra Ue e Mercosur, Ue e Canada e, prossimo obiettivo della commissione europea, l’India.
Simili intese non sono l’antidoto a Trump, ma il veleno che porta a Trump.
Il parlamento europeo ha battuto recentemente due colpi importanti bloccando il procedimento di approvazione del Mercosur e l’accordo capestro Ue-Usa sui dazi: atti che commissione e consiglio dei governi Ue hanno tentato di imporre a noi cittadini.
Il parlamento europeo ha detto di no, un atto di dignità che non a caso ha scatenato la furia di Ursula VdL e Merz, numi tutelari degli squilibri europei a favore delle esportazioni tedesche.
Oggi l’unico rimedio è un atto di fede del popolo nel parlamentarismo, unica tutela contro la dittatura mascherata da democrazia.
Viva il parlamento europeo!