L'acqua calda

Peggio dello stupore per l’umidità dell’acqua, c’è lo stupore di vedere un atleta nero di nazionalità italiana o tedesca. In qualsiasi paese nel quale gli standard di vita aumentano diffusamente, la popolazione locale sconterà una decrescita demografica. In un sistema economico basato sull’espansione indefinita del Pil, ciò è un problema, perché meno persone significano meno lavoratori e meno ricchezza da redistribuire. Le soluzioni sono due. Compensare con l’inserimento di lavoratori dall’estero o con investimenti tecnologici, per garantire la crescita. La terza soluzione sarebbe accettare un ridimensionamento economico, intervenendo sulle diseguaglianze per mantenere gli standard di benessere. Ma è politicamente improponibile, dunque meglio restare alle prime due. Un’economia dell’espansione esige un’organizzazione politica dell’espansione e la stessa espansione innesca meccanismi di concentrazione e circolazione di risorse (umane e naturali). È ovvio ne derivino mescolanze etniche. A livello storico, poi, è la parte di mondo occidentale (paesi europei) ad aver più abbracciato un sistema economico che prevede l'espansione territoriale e la circolazione all'interno del territorio di risorse, dalle periferie al paese d'origine. Dalle piccole città-stato come Venezia ai grandi imperi iberici e britannico a loro volta ispirati all'impero romano. Tale espansionismo era frutto di scarsità di risorse nel continente europeo rispetto agli spazi sterminati di Africa, Asia e Americhe, ma venne utilizzato anche come mezzo per evitare ridefinizioni di gerarchie sociali o per riversare all'esterno tensioni economiche e politiche interne. Giappone o Corea del Sud hanno puntato sulla compensazione tecnologica pur di mantenere la compattezza etnica, ma se lo sono potuti permettere in quanto integrati nelle dinamiche economiche occidentali: gli Stati Uniti li hanno inseriti nelle loro catene del valore, ne hanno fatto rilevanti avamposti militari nel Pacifico trasferendovi tecnologie e garantendone protezione e afflusso di rifornimenti e risorse. Essere economicamente prosperi ed etnicamente compatti è difficile se non si è autosufficienti in termini di risorse o connessi ad un sistema economico globalizzato (ciò che rende impossibile la chiusura alle migrazioni). Vorrei suggerire che è ipocrita pensare di coniugare espansione indefinita (economica, geopolitica) e compattezza etnica. Chi lo vuole deve spiegare come intende procedere all’aumento della produzione e dell’occupazione della popolazione autoctona, alla redistribuzione della ulteriore ricchezza e da dove e da chi verranno gli investimenti necessari. Oppure deve spiegare come intende riorganizzare la società (con interventi di redistribuzione di ricchezza, di riduzione delle attività finanziarie, di programmi pubblici di tutela occupazionale) per far fronte al rallentamento della crescita economica. Il che è tra l’altro l’unico rimedio per la crisi climatica.