Giustizia Vianello

Sembra una bega della Casa più popolare d’Italia, la bagarre della riforma della giustizia. Un governo che si lamenta da sempre di lungaggini burocratiche e pastoie legislative che bloccano grandi opere e creatività imprenditoriale, prende il Csm e lo duplica. Gli eredi di Berlusconi intestano le novità approvate al loro fu-condottiero, gliele dedicano, perché ne sarebbe orgoglioso e ne sono sicuri. Non li turba minimamente il piccolo accidente che vede tra i favorevoli alla riforma pure Di Pietro, uno che andava d’accordo con il Cavaliere come la Tata con Raimondo. Nemmeno un membro di Forza Italia, Franco Coppi, ex-legale del presidente è a favore della riforma, eppure i festeggiamenti proseguono benedetti dalla Fascina. Ma perché Di Pietro è favorevole? Per la stessa ragione per cui tanti sono contrari: il governo più anti Pm della storia ha congegnato una modifica che darà ancora più legittimità proprio al Pm, che “non dovrà più contrattare con i giudici in un solo Csm e ne avrà uno suo che gli garantirà sostanzialmente tutti i privilegi”. Di chi sarà questo virgolettato, Gaia Tortora? No, è del picchiatore da salotto (televisivo) Delmastro, un meloniano di ferro. Gaia Tortora si dice invece pronta a votare “sì” al referendum perché “ho vissuto la prepotenza delle toghe”: cioè voterà “sì” esattamente per il motivo per cui voterà “sì” chi dovrebbe votare “no” (Di Pietro) e vorrebbe votare “no” chi dovrà votare “sì” (Delmastro)! La Costituzione sarà manomessa da chi ora non vorrebbe più farlo (Delmastro), di comune intesa con chi non ha ben chiaro ciò che accadrà (Tortora) e chi ce l’ha anche troppo (Di Pietro) e contro il parere di chi dovrebbe essere concorde (Coppi). Ciliegina sulla torta, Enzo De Luca, lo stesso che prese a male parole la Meloni, è tra i favorevoli: tipica situation comedy della politica nostrana