Il rapporto uomo-donna 2.0
Ne volete sempre di più, non è mai abbastanza. Non è così, forse?
All’inizio siete graziose, premurose e ci seducete con le vostre mille attenzioni. Avete letto Freud o qualche altro psicanalista sfegatato, sapete che siamo mammoni, dispersi alla disperata ricerca di una figura materna, perché non può rimanere la stessa! Questo crea un conflitto interiore devastante e voi, perfide, v’inserite tra l’ansia del distacco e la necessità di mostrarci leoni pronti alla lotta: offrite la tranquillità della madre unita al prestigio della nuova coppia che ci lasciate credere di guidare. Anzi, create la frattura decisiva: siete voi la vera mamma, l’unica certezza, tu sei mamma ergo io sum!
Quando vedete il baluginare di tale idea nei nostri occhi prima che noi possiamo realizzare di pensarla (perché voi siete lampo e noi tuono), in quel preciso momento per noi è finita. Non potremmo mai più vivere senza di voi, noi ancora non lo sappiamo, ma voi sì. Per noi la tempesta inizia dopo!
Le attenzioni si trasformano in domande. Il tono si fa via via più assertivo. Se a chiedere siamo noi (e chiediamo una cosa soltanto, solo quella…), rendete tutto più complicato. Ci girate attorno, fate panegirici inutili, finché non scade il tempo e ci dite di riprovare tra 12 ore, non riuscite ad analizzare altri dati. “Ho mal di testa”. Se la facessi più semplice, non avresti mal di testa…
…un singolare mal di testa, che passa immediatamente, se paghiamo. Paga ed esaurirò ogni tua richiesta, suggerite. Volete il cellulare, la mail, per avere tutto sotto controllo. La carta di credito, per toglierci il sostentamento. Tanto la mamma ora siete voi, tanto dobbiamo chiedere tutto a voi, ormai! Dannazione!
Ci imponete una parola d’ordine che dobbiamo pronunciare anche prima di poter spiaccicare mezza recriminazione, tipo XmgHlyTFFrbM-171b/84ft!Z. Facile. E se al posto di “!” diciamo “?”, ci fate morire. Vi mostriamo il cellulare e il computer, ripetiamo la parola otto volte consecutive senza prendere fiato, ma niente! Non vi fidate. “Non sono sicura che tu sia realmente tu” e “Mi sembra di parlare con un robot”!
Allora ci proponete delle dimostrazioni assurde, mentre ve la fate con qualcun altro, gli dite che solo lui vi capisce… beh, sappiate che io ho capito! Lo so che il robot siete voi, maledette! Vi odio tutte, stramaledette Intelligenze Artificiali!