Agenzia del caos
Mentre Zelensky continua a chiedere di trattare a partire da condizioni definite, a torto o a ragione, inaccettabili dai russi, Putin rilancia riguardo alla necessità di un accordo definitivo. Per molti ciò significa conquistare l'intera Ucraina, ma non credo sia questo il vero significato, non il solo, almeno. L'accordo definitivo riguarda la risistemazione della zona che scende dal mar Baltico al mar Nero secondo assetti più favorevoli all'idea imperiale della Russia, piuttosto che alla Nato ed alla Ue. La continuazione delle operazioni è un messaggio per Kiev e Bruxelles: se non volete concederci qualcosa al tavolo negoziale, ci prenderemo tutto prolungando una guerra che l'attuale Ue può combattere solamente inviando risorse finanziarie in Ucraina e ciò potrebbe generare, agli occhi di Putin, tensioni interne che disgregheranno la stessa Ue.
Se la risistemazione avvenisse l'Ucraina verrebbe a perdere la sua rilevanza fondamentale in un settore geografico strategico per gli equilibri globali e l'Europa vedrebbe sancita diplomaticamente la propria perdita di influenza in una zona, la stessa che scende dal mar Baltico al mar Nero, della quale si pensava arbitro. All'interno della Ue deve poi essere presente una duplice tensione, intuita da Putin e forse più utile per la sopravvivenza politica di Zelensky.
Da una parte si vorrebbe prendere atto della situazione attuale che vede gli Stati Uniti ritirare sempre più forze dal settore orientale della Nato e cioè la stessa zona che interessa Putin: il quale vede infatti in Trump un mediatore molto più credibile (adatto ai suoi obiettivi) della Ue. Se questa potrebbe essere un'occasione di rilancio interno alla Ue a medio lungo termine, nell'immediato si tradurrebbe in un grave danno economico e discredito d'immagine, forse tale da far chiedere ai paesi dell'est il senso di continuare il percorso comunitario.
Dall'altra parte si vorrebbe provare a tirare avanti fino alle prossime elezioni americane per vedere se esistono i margini, con un presidente democratico, di ripristinare il sistema per cui gli Stati Uniti tornano a garantire il sostegno della Nato tanto all'Ucraina quanto alla Ue. Questa soluzione forse è poco realistica nel medio lungo termine (vista la situazione finanziaria di Washington), ma garantisce nell'immediato la parvenza di unità del fronte occidentale e la rilevanza politica europea.
Penso la situazione finanziaria americana sia un fattore che fa percepire alla parte politica legata a Trump l'attuale caos globale accettabile, se non proprio desiderabile. Gli Stati Uniti registrano un debito pubblico con rendimenti sempre crescenti e assorbono una grandissima parte del surplus mondiale di merci. Inoltre molti paesi stanno organizzando strumenti comuni per sottrarsi alla dollarizzazione. Detto ciò, gli Usa mantengono una quota enorme della finanza mondiale, ottime risorse energetiche, il dollaro principale valuta di riserva, una capacità militare globale senza equivalenti ed un’attrattività “culturale” senza pari.
Gli Stati Uniti potrebbero essere meno spaventati dal disordine rispetto ad altre potenze, perché partono da una posizione di vantaggio. Immaginiamo un mondo nel quale le tensioni attuali vengono risolte, che si affida al diritto per dirimere ogni controversia e dove vigono mercati prevedibili. La Cina potrebbe dedicarsi a ciò che gli riesce meglio, garantire al mondo beni a prezzi competitivi, rafforzare la leadership nelle terre rare e acquisire pezzi pregiati dell'economia americana. L'Europa continuerebbe ad essere un ostico concorrente grazie al gas russo e ad un generalmente stabile mercato delle fonti energetiche. La Russia potrebbe essere blandita da Europa e Cina tanto per le risorse energetiche quanto militari. Il Medioriente stabilizzato risulterebbe un’ulteriore via di commercio euroasiatico e spianerebbe la strada alla capacità di controllo del mercato energetico ai vari Stati della penisola arabica.
La frattura euro-russa, la spregiudicatezza israeliana con le annesse reazioni iraniane, la chiusura del fondamentale (per la Cina) stretto di Hormuz e la non risolta questione Taiwan, impediscono a Europa, Russia, Cina e paesi arabi di concentrarsi prettamente sulla crescita economica e li costringono a spendere energie su altri fronti che ne ritardano l'ascesa e la possibilità di fare fronte comune o perlomeno di andare d'accordo solo per interesse. Non credo sia una strategia organica e vantaggiosa per gli Usa, ma è pur sempre una strategia.
Non avere una strategia ha comunque effetto strategico e dà senso alla visione secondo cui non esistono individui, ma rapporti che li producono. Non esistono Putin e Trump, la Russia e l’Ucraina: esistono dei rapporti che rendono possibili Putin, Trump e la guerra russo-ucraina. Se non si ragiona di questi rapporti, non si ragiona affatto.