Albatasuna
Francesca Albanese svolge suo malgrado, per il potere costituito, il ruolo degli occupanti di Askatasuna e se non ci fossero bisognerebbe inventarli alle svelte. Entrambi, si potrebbe forse argomentare, “sbagliano nella forma, non nella sostanza”. In realtà la forma è la sostanza. È un falso dualismo simile a quello mente/corpo.
Se la risposta a Liliana Segre che contesta le tue accuse di genocidio al governo israeliano è: “Chi ha un tumore va dal dottore, non da un sopravvissuto”, allora stai manifestando una certa insofferenza per la persona cui ti rivolgi. Come Vannacci quando chiama gli omossessuali “froci”: se lo fai, allora gli omossessuali ti stanno sulle balle. “Eh, ma negli anni ’30 si poteva!”. Appunto, negli anni ’30!
Gli occupanti, invece, avranno anche rappresentato istanze giuste, ma se ti chiami con un nome vagamente simile a quello di un gruppo terroristico che ha causato 800 morti, non parti molto bene. Soprattutto, se occupi un palazzo sfitto per farne una roccaforte in nome di Marx e Lenin nella quale resistere alle pretese delle leggi più sacrosante per l’uomo della strada (pagare l’affitto) e dalla quale organizzare manifestazioni puntualmente sfociate in atti di vandalismo, significa che il primo a non credere più alla lotta di classe sei tu.
Il muro del senso comune non può essere abbattuto da azioni dimostrative perché il potere costituito l’ha costruito persuadendo la grande massa. Se urti frontalmente contro ciò che il cittadino medio ritiene giusto, ottieni il risultato di chi si tuffa di pancia da trenta metri. Ti sfracelli contro qualcosa di edificato e sedimentato nel tempo e nell’inconscio. Con la disastrosa conseguenza di compattare coloro i quali vorresti risvegliare e portare dalla tua parte sulle posizioni di chi vorrebbe schiacciarti. Gli oppressi si sentono più tutelati dagli oppressori che dai sedicenti liberatori.
Ecco perché la gente non si indigna per il fatto che Francesca Albanese, membro tuttora dell’Onu e cittadina italiana, sia sottoposta dagli Stati Uniti ad un regime sanzionatorio da terrorista, che non le permette di avere un conto in banca o di intrattenere rapporti economici con i familiari, ma si inalbera perché non capisce il senso di un discorso della stessa Albanese. Patrioti? Sveglia!
Per rendersi conto della pressione cui sta resistendo la nostra concittadina basta leggere gli articoli infamanti che le dedicano le penne del Corriere Roncone e Polito. Le fa onore, resistere contro il potere americano e la sudditanza europea la rende degna del massimo rispetto, se non della totale condivisione di pensiero. Il fatto che sia sostanzialmente sola e vilipesa dalla maggioranza delle persone, rende drammatica testimonianza dello stato di salute della pubblica opinione occidentale.