SÌ certo, come NO
In cerca di contraddizioni verso il NO, potrebbe essere il riassunto della mia intenzione di voto.
1) Ritengo assolutamente corretto porsi la questione di “chi propone cosa” da parte dei partiti di opposizione o comunque di chi è certo di votare contro. Perché il governo di una parte politica chiara, che tutela gli interessi di una parte economica chiara e si rivolge ad una parte elettorale chiara dovrebbe di colpo riformare la Costituzione per tutti? Capisco se parlassimo di Togliatti e De Gasperi, ma parliamo di Meloni e Gasparri, due che “il messaggio di questa sentenza è sbagliato” e “tizio è mio amico, quindi ha ragione”. Gli altri sono Tajani, Salvini e Piatendosi che, tra “diritto internazionale valido fino ad un certo punto”, “è sempre legittima difesa” ed Almasri, ne hanno fatte di cotte e di crude.
2) Chi si dice contrario alla riforma sbaglia a paventare, in caso di approvazione, la fine dell’indipendenza della magistratura, dell’imparzialità dei magistrati e della possibilità della giustizia: ci sono una sfilza di indicazioni giuridiche sovranazionali e di paesi nei quali vige la separazione dei corsi tra Pubblici Ministeri e Giudici che obbligano i primi ad agire in modo imparziale ed a denunciare eventuali minacce alla loro indipendenza, nell’ottica di garantire l’accertamento della giustizia. È qualcosa che viene prima di ogni discorso sulla separazione delle carriere.
3) Chi si dice favorevole dovrebbe dire le cose come stanno e non confondere ulteriormente le acque. Oggi i Pm sono formati come i Giudici, gestiti durante la carriera e valutati nell’operato da un organo composto da altri Pm e Giudici, questi ultimi in maggioranza. Dopo l’approvazione, sarebbero formati seguendo corsi diversi e gestiti durante la carriera da un organo di soli Pm. Stando così le cose è ovvio che il SÌ rafforzerebbe il Pm e sarebbe necessario introdurre un controllo governativo della sua figura. Inoltre, dovrebbero evitare di differenziare sulla base della separazione delle carriere paesi come Italia e Francia da altri come Russia e Cina. Soprattutto è folle differenziare i paesi europei dagli Usa su questa base. Perché?
4) Perché a garantire la giustizia non è la forma legislativa dei ruoli, ma la sostanza del processo. Prima di stabilire il ruolo dei singoli ingranaggi (cosa può fare il Pm, il Giudice, il difensore…) occorre capire quale meccanismo vogliamo ottenere: un’auto sportiva o un trattore? Vogliamo un processo accusatorio o inquisitorio? L’accusatorio prevede che Pm e difensore siano parti opposte con lo scopo di convincere il giudice: la verità emerge dal confronto e non si perde troppo tempo nelle indagini preliminari. Modello americano. Il modello europeo è misto: il Pm è parte del processo in aula, ma anche Giudice nelle indagini preliminari, che hanno più importanza.
5) In un sistema accusatorio ha senso che Pm e Giudice siano nettamente separati, in un sistema misto la questione è aperta. La Francia ha un processo misto, ma i corsi sono separati e non si può dire non sia un paese democratico. Il mio pensiero è che, visto che comunque andasse la votazione il Pm continuerebbe a dover essere anche Giudice, sia meglio non separarli durante la formazione e la gestione della loro carriera. Perché?
6) Perché negli Usa la giustizia è una macchina da corsa: il Pm si chiama “Prosecutor” (indicativo) e non ha gli stessi obblighi del Pm italiano. Esempio, il secondo deve ricercare anche prove a favore dell’indagato, il primo deve fornire alla difesa le prove emergenti: non fa ricerca attiva. Può proporre patteggiamenti flessibili agli indagati, mentre il Pm ha limiti precisi. Risultato, gli americani in galera sono in proporzione 5 volte gli italiani ed il 90% dei processi non arriva in aula per patteggio. La società americana è tanto migliore della nostra con tanti delinquenti in cella? 9 indagati americani su 10 si dichiarano colpevoli ed è credibile? Io preferisco il trattore italiano, che non centra nulla, checché ne dica Corsetto, con la Russia o la Cina. Perché?
7) Perché a determinare la parità tra accusa e difesa è la sostanza del processo. Se in aula accusa e difesa sono nelle stesse condizioni di poter influenzare il giudicante, allora potrà essere appurata la verità. È il principio del contraddittorio: nessuno può subire una sentenza senza essere parte del processo da cui la stessa proviene e la colpevolezza non può basarsi su prove non visionate e confrontate con la difesa. La differenza tra Italia e Cina è questa. La forma dei ruoli non è garanzia di giusto processo, la sostanza del contraddittorio lo è.
Detto ciò, si può votare SÌ come NO, il risultato del referendum non intaccherà la sostanza dei processi. Il SÌ non equivale allo scasso della democrazia e nel caso vincesse sarà necessario porre il Pm sotto controllo politico, specialmente in un paese dove vige l’obbligo di azione penale. Il NO non equivale a lasciare l’Italia a livello del Pakistan, ma a non portarla a quello degli Stati Uniti.