Eden

Devo dire di non essere entusiasta delle strategie di evasione dalla realtà, se questa ha la colpa di non andarci a genio per “com’è” o di non mostrare la giusta arrendevolezza al nostro “dover essere”. Lo trovo come un pittore che, non riuscendo a tracciare un cerchio attorno al tappo della bottiglia, dice di sentirsi troppo superiore al materialismo per misurarsi con fogli e pennelli. Ritirare i figli dalla società, dopo averla sperimentata, è innanzitutto antidemocratico. Primo perché i figli non hanno potuto esprimere compiutamente la stessa scelta. Secondo perché una vita del genere richiede molta fortuna. Se i miei genitori mi avessero cresciuto nel bosco, senza alcun consulto medico e trattamento farmacologico, carrozzina, respiratore, macchina per la tosse e la corrente per poterli ricaricare, avrebbero stabilito la mia sentenza capitale. Per una colpa del tutto accidentale, genetica. Cosa avrebbe detto, allora, Salvini, “bravi” o “cretini”? Si parla generalmente bene del contatto con la natura, dell’educazione siberiana e della purezza dei bambini che non si impelagano, nelle scuole, con i figli del mondo odierno, cioè dei bruti attenti soltanto alla propria immagine ed a come questa si rifletta negli occhi degli altri; refrattari a qualsiasi critica e valutazione oggettiva delle loro azioni secondo criteri di “giusto”/”sbagliato” da parte di autorità terze, che non riconoscono affatto. Ora, credo tali caratteristiche caratteriali, tanto diffuse tra i giovanissimi di oggi, siano all’origine di molte tragedie tipo quella che ha visto dei ragazzi di 16/18 anni pestare ed accoltellare uno studente per rubargli 50€. Ragazzi appartenenti a famiglie di media borghesia e che, ne sono sicuro, farebbero la morale ai genitori del bosco. Non credo, allo stesso tempo, che l’unico modo per evitare di crescere dei debosciati violenti privi di morale sia quello di mettere al mondo dei figli, isolarli dalla società, sottoporli alla legge della giungla e vedere chi se la caverà. Questo lo lascerei fare a un branco di leoni. Direi che dobbiamo crescere i nostri figli nella società contemporanea, farli scontrare con i suoi lati negativi e cercare di essere presenti in quei momenti. È importante stare insieme ai figli, fare molte cose insieme a loro e possibilmente avere un mestiere o una materia di studio qualsiasi cui instradarli fin da piccoli. Non voglio elogiare il lavoro minorile, ma il lavoro e lo studio richiedono una certa disciplina e forniscono risultati oggettivi. Il genitore può dire al figlio: “Così non va bene, non ti sei impegnato abbastanza, segui il mio esempio e andrà meglio”. In questo modo il bambino familiarizza con l’autorità, la metodicità e la bocciatura delle fantasie da parte della realtà oggettiva. Forse ne verrebbe fuori una società migliore di quella da cui qualcuno ritiene di dover fuggire, nascondendosi nel bosco.