Il premio
Gli Stati Uniti hanno lasciato libero Israele di sparare contro tutti: Hamas, Hezbollah, Houthi, Iran, Siria e Qatar. Una guerra il più amplia possibile che non ha certo aumentato la sicurezza dello Stato ebraico, ma ne ha causato un logoramento politico, economico e militare pesantissimo. Il governo, i giudici, l’esercito, i servizi segreti interni, il Mossad: ognuno persegue la propria strategia e, mentre la carneficina è costata almeno 100 miliardi di dollari ed il rapporto deficit/Pil ha raggiunto quasi il 10%, il ministro delle finanze vaneggia nuove conquiste.
Al culmine di tale processo, ecco i mitici 20 punti che concedono molto ad Israele sulla testa dei palestinesi, totalmente ignorati, ma in cambio di cosa? Netanyahu ha dovuto accettare le mediazioni di Qatar e Turchia, la presenza turca a Gaza ed il tacito assenso iraniano. Senza contare che garanti degli accordi d’Egitto sono anche paesi come Indonesia, Pakistan e Stati del Golfo per nulla allineati alla condotta di Tel Aviv.
Quindi Israele è stato molto ricompensato perché molto ha dovuto effettivamente cedere. Avrà pure sconfitto i palestinesi, disarticolato Hamas, Houthi, Hezbollah ed Ayatollah, però non credo possa dire di stare meglio dopo della guerra rispetto a prima.
Gli Stati Uniti hanno fatto di tutto per orientare l’incendio del Donbass verso obiettivi favorevoli. Sono stati bravi, perché riuscire a buttare benzina sul fuoco tanto da non scottarsi e mantenerlo più distruttivo possibile, eppure in un’area circoscritta, non è facile. Ora la situazione vede l’Ucraina sfaldarsi dall’interno, come fatto trapelare da Zelensky e la Russia impegnata in una guerra sanguinosa che le è costata gravi sanzioni economiche, emorragie di influenza politica tra Caucaso e Medioriente e la pesante sottomissione economica e militare alla Cina.
Al culmine del processo che vede l’Ucraina destinata al crollo e la Russia decisa a risolvere la questione per via esclusivamente bellica, con operazioni di logoramento psicologico (bombardamenti di infrastrutture civili e reti energetiche), ecco rispuntare altri punti, stavolta 28!
Alla Russia verrà concesso molto perché molto ha effettivamente perso. Sarà riammessa al G8, al commercio mondiale, sarà privata di molte sanzioni e accreditata di territori e risorse non ancora controllati. È tanto? Sì e no. In che condizioni rientra nel commercio internazionale? Caucaso e Medioriente non ritorneranno e la Cina rimarrà cruciale per il suo destino. Altroché Impero dei Romanov! L’unica condizione per sentirsi ancora potenza imperiale sarebbe stata la grande conquista dell’Ucraina fino a Dnipro, Odessa e fino al collasso di Zelensky: tutto ciò che non è previsto nei 28 punti.
Putin avrebbe voluto continuare la guerra, secondo me, invece dovrà dividere il mar Nero con un Ucraina discretamente armata, ostile e garantita nelle sue prerogative minime di sovranità e sicurezza dalla Nato.
È questo il “premio” dopo quasi quattro anni di guerra? Potrà dire di stare meglio dopo della guerra rispetto a prima?