Eurofuturo

UNA PROPOSTA PER IL FUTURO D'EUROPA Guardando alla situazione attuale della UE. 1) Dopo la nascita dell’euro, la normativa prodotta da Commissione, Consiglio e Parlamento ha istituito un regime, al di là delle pur presenti limitazioni, di concorrenza commerciale tra Stati e acuito tutto ciò con una stringente regolazione su deficit, aiuti di stato, finanziamento diretto della banca centrale, restrizioni tariffarie, accordi sulla produzione e tutto quanto di simile potesse aver alterato il mercato nella determinazione di prezzi, quantità prodotte, salari e distribuzione della produzione all’interno del mercato unico europeo. In linea di massima. 2) L’idea di fondo era probabilmente quella secondo cui la competizione avrebbe da sé selezionato le migliori aziende, figure professionali e tipi di produzione e allo stesso tempo stimolato innovazione e generato talmente tanta crescita, viste le condizioni tecnologiche e di accumulazione finanziaria nel Continente dei primi anni duemila, da garantire anche agli esclusi dal mercato una vita dignitosa. 3) La crescita e il benessere diffusi avrebbero anche mantenuto la concordia tra nazioni sempre bellicose finendo per stemperare tutte le contraddizioni utili alla vitalità di una comunità politica, capitale/lavoro, destra/sinistra e rendita/redistribuzione su tutti. L’impasse del comunismo cinese, la caduta di quello sovietico, la dissoluzione dei Balcani e la protezione armata della Nato avrebbero dovuto liberare nuove immense aree da lacci alla legge del mercato e assicurare da ogni tipo di minaccia esterna. 4) Questo non è successo purtroppo, oppure sarà successo per alcuni segmenti di popolazione e secondo alcuni parametri macroeconomici (Pil, occupazione, bilancia commerciale), ma non convince tanto i vinti (Italia, Grecia) quanto i pareggiatori (Francia) e i vincitori (Olanda, Germania, Polonia): tutti questi paesi, i più importanti d’Europa vedono la crescita di movimenti antieuro, nazionalisti di destra impastati di xenofobia e protezionisti di sinistra pronti a riversare spesa pubblica nei propri settori in crisi, indipendentemente dal contesto intraeuropeo. 5) All’esterno Russia e Cina, ma anche India e paesi del golfo, hanno usato il mercato contro di noi per invaderci di prodotti e però hanno applicato abbondantemente quanto da noi vietato per superare le nostre capacità tecniche e innovative. Gli Usa sono decisi ad abbattere l’Unione per spolpare di dazi e acquisti di gas e petrolio i singoli paesi europei. 6) Occorre anche riflettere su di un mondo economico basato sul modello-monopoli ( https://www.facebook.com/photo/?fbid=25163306719957477&set=a.129702880411207 ) , nel quale l’Unione vanta grossi surplus in alcuni settori (manifattura) e grossi deficit in altri: squilibri. 7) Negli stessi settori all’interno della UE si ripetono gli stessi squilibri. Dall’energia alla siderurgia, dalla viticoltura all’automobile permangono squilibri da medi a molto elevati. I surplus (della Francia nel vino, della Germania nell’acciaio) sono percepiti come punto d’onore, i deficit (dell’Italia nell’energia) come onte all’orgoglio nazionale e danno origine a inefficienze, sprechi e crisi produttive e occupazionali, su cui s’innestano movimenti antiunitari. 8 ) Ora che anche i presunti vincenti del modello si trovano alle prese con la sostanziale stagnazione (Pil tedesco allo zero virgola e conseguente crisi di industrie sud ed est europee), si profila una grande occasione di cambiamento: a livello intraeuropeo, per tutti i settori più rilevanti si tratta di istituire un meccanismo secondo cui chi esporta oltre una determinata percentuale del proprio fabbisogno di un prodotto qualsiasi (elettricità, auto, vino), contribuisce ad un fondo che sosterrà gli importatori nella ricostruzione interna. 9) Ci sarebbero da sopportare dei licenziamenti, dei limiti di produzione e la perdita d’importanza di alcuni prodotti di eccellenza, ovvio. Però i paesi europei non sono deboli come quelli africani o dipendenti da esportazioni di materie prime (e privi di welfare) come la Russia: possono assorbire le conseguenze senza pregiudicare il benessere degli europei. I licenziati potrebbero essere riassunti nei settori sguarniti e i costi di produzione (energia) abbattuti. 10) Sarebbe straordinario proporre di aderire al progetto a Cina, Russia e Nordafricani. Pechino e Mosca dovrebbero pagare qualcosa, ma garantirebbero ai propri colossi industriali ed energetici la domanda costante di un mercato florido e ricco come quello europeo. Inoltre scriverebbero le regole insieme a Bruxelles. Il nord Africa guadagnerebbe stabilità e noi potremmo avere molti meno problemi di immigrazione. Io credo sarebbe qualcosa da tentare, ma subito: l’Europa è oggi in lieve surplus rispetto al resto del mondo ed è un mercato ricco. Se proponesse il sistema da una posizione di deficit, sembrerebbe un appello disperato, una richiesta d’aiuto. Da una posizione di equilibrio, sarebbe una proposta cooperativa, non opportunistica. Non fare nulla ancora per molto il nostro mercato diverrà sempre meno attraente e degno d’ascolto.