Franza E Spagna

La rottura italo-iberica, al di là di questioni di tifo per Sandra o Raimondo, è una delle peggiori notizie per il nostro paese e per il futuro dell’unione europea. Non può goderne più di tanto Macron, anche se non gli sarà poi così difficile sopportare due vicini insidiosi che si azzuffano. La Meloni rischiava di sottrargli prestigio nel rapporto con Trump, mentre Sanchez, il ruolo di leader del riformismo continentale, gliel’ha già soffiato da un pezzo. Ora sono costretti a giustificare, l’una, l’appoggio allo squinternato d’oltreoceano e rimpatriare, l’altro, migliaia di migranti: magnifique! Possono alzare i calici invece gli altri due gruppi di rilievo d’Europa ultimamente in affanno: i frugali, invisi a metà buona della Ue, e i baltici (Polonia, ex repubbliche sovietiche e paesi scandinavi), identificati, probabilmente dalla stessa metà della Ue, come la causa che impedisce la distensione con la Russia. Io credo che quella metà di popolazione sia nel giusto, ma l’unione europea è stata congegnata in modo da poter funzionare senza il coinvolgimento popolare nelle grandi questioni politiche. Anzi, meno il popolo si occupa di discorsi teorici sui fini ultimi e meglio è! Purtroppo l’unione europea è stata costruita nel periodo, inizio anni ’90, in cui una certa forma di liberalismo (quella più individualista, fondata su disciplina monetaria, riduzione del ruolo dello Stato, sfiducia verso pianificazione e redistribuzione) era facile da indicare come strada obbligata. Da ciò deriva il ruolo essenzialmente marginale del Parlamento europeo: il volere della popolazione che l’aula rappresenta è tenuto nella stessa considerazione dal vero organo decisionale dell’unione, il Consiglio europeo. Lì i capi di governo nazionali si riuniscono, vengono alle mani e decidono il da farsi. Non occorre certo chissà quale intuito per capire con chi dovrebbe andare d’accordo l’Italia se volesse sperare di migliorare la sua situazione nei rapporti di forza. I frugali e i baltici raccolgono sensibilità politiche e culture economiche lontane dall’Italia quanto dal resto dei paesi con affaccio mediterraneo: dovremmo quindi puntare all’unità d’intenti con Portogallo, Spagna e Grecia. Almeno, visti dimensioni (28% della popolazione, 24 del pil, 40 del debito pubblico e 30 del surplus commerciale della Ue) e temi comuni (immigrazione, rapporti col Nordafrica, energia verde, difesa marina e turismo). Aggiungendo per alcuni di questi ambiti anche la Francia… Sembra un discorso astratto, ma avrebbe ricadute pratiche. Prendiamo il caso del Superbonus. Il governo Conte II ha agito senza coordinamento con Eurostat e con il fronte mediterraneo, proponendo un incentivo fiscale che replicava alcune caratteristiche di una “moneta parallela” vietata dai trattati. Eurostat l’ha definito tale e scaricato sul nostro groppone 150 miliardi di debiti. Una cifra sopportabile per l’Italia e, sotto sotto, una punizione auspicabile proprio per i paesi a noi vicini e scontenti della nostra crescita. Cosa sarebbe accaduto invece se Grecia, Spagna e Portogallo avessero detto "cari italiani avete avuto una bella idea e vi proponiamo di replicarla anche noi e di creare un fondo ibero-italico a garanzia del credito"? Se la cifra addebitata ai paesi fosse stata di 600 miliardi? I frugali basano la loro forza sulla resilienza dei mediterranei: la Germania avrebbe accettato che fossero rovinati finanziariamente con un tratto di penna? Nessuno avrebbe proposto un accomodamento politico favorevole anche alle nostre esigenze?